13. Husserl e la Fenomenologia

Edmund Husserl e la fenomenologia

 

1. La vita e le opere

‹‹Nato a Prossnitz l'8 aprile 1859, Edmund Husserl, dopo aver frequentato i corsi di matematica all'università di Berlino, si laureò nel 1883 con una tesi sul calcolo delle variazioni. A seguito dell'incontro con il filosofo e psicologo Franz Brentano, Husserl concentrò poi i suoi interessi sulla logica e la filosofia, pubblicando nel 1891 la Filosofia dell'aritmetica che risente di quell'influenza, in quanto svolge una critica di ogni fondazione puramente logica della matematica, sostenendo la necessità di tener conto dei processi psicologici di astrazione. Più tardi pero Husserl abbandono ogni forma di psicologismo e si allontano da Brentano, come dimostra già il primo volume delle Ricerche logiche (del 1900) dove è affermata l'irriducibilità delle leggi logiche a quelle psichiche. Frattanto, dopo essere stato libero docente nell'università di Halle dal 1887, nel 1901 Husserl venne chiamato all'università di Gottinga e nello stesso anno pubblicò la seconda parte delle Ricerche logiche. Al progressivo affermarsi della fenomenologia si accompagnò da parte di Husserl la pubblicazione di nuove opere come il saggio Filosofia come scienza rigorosa, del 1911 e le Idee per una fenomenologia pura e una filosofia fenomenologica, del 1913. Nel 1916 venne chiamato all'università di Friburgo dove iniziò un periodo di collaborazione con Martin Heidegger, che nel 1928 pubblicò le lezioni di Husserl su La fenomenologia della coscienza interna del tempo. Del 1929 sono il volume Logica formale e logica trascendentale e le Meditazioni cartesiane (una serie di conferenze tenute a Parigi alla Sorbona).
Con l'avvento del nazismo Husserl, essendo ebreo, fu radiato dall'insegnamento ed ebbe più rare occasioni di far sentire in pubblico la sua voce come nelle due conferenze tenute a Vienna e a Praga nel 1935 sulla crisi dell'umanità europea. In queste conferenze vengono anticipati i temi dell'ultima importantissima opera cui attese negli ultimi anni della sua vita, La crisi delle scienze europee e 1° fenomenologia trascendentale, che è rimasta interrotta a causa della morte sopravvenuta a Friburgo il 27 aprile 1938 ed e stata pubblicata poi postuma nel 1954. Husserl lasciò alla sua morte un'ingente mole di manoscritti che fu messa in salvo a Lovanio, in Belgio, dove fu fondato anche un Archivio Husserl che ne ha curato via via la pubblicazione; tra le opere postume più importanti vanno ricordate, oltre la Crisi, Esperienza e giudizio, del 1939; la seconda e la terza parte delle Idee, del 1952; la Filosofia prima, in 2 voll., del 1956-59.››14

2. Significato e compiti della fenomenologia

‹‹La fenomenologia, secondo Husserl, è una scienza completamente nuova e "lontana dal modo naturale di pensare", che assume su di sé il compito di dare alla filosofia un carattere rigoroso di scienza. Solo in tal modo si potrà eliminare l'opinione largamente diffusa che la filosofia sia frutto soltanto di atteggiamenti sentimentali e di prese di posizione personali e far sì che essa dia una fondazione veramente adeguata alle diverse scienze, tanto a quelle della natura quanto a quelle dello spirito.››15

Per riuscire in questo, però, la fenomenologia deve intraprendere una strada che sia opposta a quella del positivismo, che ha commesso l'errore di fondare il carattere scientifico della filosofia radicandola ai metodi e risultati delle scienze positive, senza analizzare i loro fondamenti. E' necessario quindi indagare sul come è costituito il mondo naturale a cui fanno riferimento le scienze e, di conseguenza, analizzare a fondo la coscienza umana e scoprire il piano originario dal quale scaturiscono tutti i processi del pensiero e del giudizio.


‹‹Per la stessa ragione Husserl intraprende una critica serrata di ogni forma di "psicologismo", ossia di tutte quelle concezioni empiristiche o positivistiche che considerano la coscienza un semplice aggregato di "fatti" psichici da cui i concetti sarebbero ricavati mediante l'astrazione. La filosofia si colloca quindi in una posizione opposta a quella della psicologia: mentre la psicologia è scienza di dati di fatto, di realtà inserite in un contesto spazio-temporale, la fenomenologia è scienza di essenze e di fenomeni depurati dai loro rapporti col contesto spazio-temporale e dal loro inglobamento nel "mondo" in generale; per dirla con parole di Husserl, la fenomenologia è scienza dei fenomeni "ridotti" al loro carattere di essenze. In questo senso ancora la fenomenologia si pone come studio delle diverse "regioni" delle essenze, ossia dei loro diversi raggruppamenti a cui corrispondono le diverse scienze.››16

3. Il metodo della fenomenologia: la sospensione del giudizio


Per quali motivi la fenomenologia deve effettuare una riduzione dei fenomeni? Perché è necessario che essa si ponga in una prospettiva lontana dal modo naturale di pensare?E, soprattutto, esiste un metodo consenta ad una filosofia così complessa di svilupparsi e raggiungere quella nuova e più radicale evidenza alla quale ispira?

‹‹Per rispondere adeguatamente a queste domande, secondo Husserl, occorre anzitutto riconoscere un fatto essenziale e decisivo e cioè che l'atteggiamento "naturale" del nostro attuale modo di pensare non e affatto originario, ma e il risultato, o, se si preferisce, la stratificazione di una lunga serie di processi mediante i quali la coscienza ha "costituito" quei parametri della comprensione del "mondo", che ora ci sembrano ovvi e imprescindibili. L'atteggiamento considerato ora "naturale" consiste infatti nel presupporre che la realtà spazio-temporale si trovi sempre là, di fronte a noi, a portata di mano; questo o quel suo elemento può rivelarsi diverso da come prima lo si immaginava o lo si pensava, ma non per questo quel presupposto viene minimamente intaccato. Ora, l'avvio alla fenomenologia, o meglio il nucleo essenziale del metodo fenomenologico sta nel rovesciare completamente questo atteggiamento mediante un processo - la sospensione del giudizio - che Husserl suole indicare con il termine greco epoche e che consiste nel "mettere tra parentesi", tutto quello che può apparire ovvio, evidente, indiscutibile nell'atteggiamento "naturale", ivi compresa l'esistenza di oggetti esterni e la distinzione tra soggetto e oggetto.››17


4. L'intuizione delle essenze e il carattere intenzionale della coscienza

La fenomenologia comporta una profonda modifica della concezione della coscienza e del rapporto con i suoi contenuti. Se tutte le scienze d'esperienza si riferiscono ai dati di fatto, quest'ultimi nella loro singolarità possiedono un carattere causale. Quando ascoltiamo ad es. un suono, abbiamo coscienza non solo di quel suono nella sua individualità, ma anche di ciò che lo caratterizza, che ne fa un suono, ossia della sua essenza.

‹‹Questo è l'aspetto della fenomenologia per cui si è parlato di un "platonismo" di Husserl, giacché le essenze non sono mai frutto di un processo di astrazione ne semplici risultati di una costruzione della coscienza, come vuole ogni forma di nominalismo, ma sono oggetti veri e propri di una intuizione diversa da quella sensibile, anche se sempre collegata ad essa. La ragione delle accuse e delle diffidenze rispetto a questa posizione secondo Husserl sta nel fatto che, per puro pregiudizio, non si vuole ammettere sul piano dei giudizi conoscitivi quello che è indiscutibile sul piano delle intuizioni, e cioè che neppure potremmo pensare se non utilizzassimo delle essenze.
Tuttavia questa posizione di Husserl può essere compresa nei suoi termini effettivi soltanto alla luce della sua concezione intenzionale della coscienza. Rifacendosi all'insegnamento di Brentano a cui riconosce il merito di aver messo al centro della sua riforma della psicologia il riconoscimento dell'intenzionalità della coscienza (pur senza accettarne integralmente le dottrine ne risparmiargli le accuse di psicologismo e di naturalismo) Husserl sottolinea il. fatto che la coscienza non è mai un semplice aggregato di fatti o elementi psichici ne una semplice forma di ricettività, ma sempre un'attività intenzionale, ossia un'attività rivolta a qualcosa, indirizzata a qualcosa, anche se diversissimi sono i termini di tale intenzionalità e i suoi modi (si pensi alla differenza, ad es., tra un giudizio conoscitivo e un apprezzamento estetico, oppure tra un ricordo e un desiderio, ecc.). L'essenziale è però comprendere che l'attività intenzionale non è un rapporto estrinseco tra un soggetto e un oggetto presupposti come separati, ma una correlazione tra la coscienza e ciò che le si manifesta. In questo senso la fenomenologia può essere considerata anche uno sviluppo della problematica kantiana dell'a priori, ma a patto di non limitare, come in Kant, l'a priori costitutivo dell'esperienza a certe forme (spazio e tempo, categorie e idee), bensì di considerare come "intenzionale" l'intera attività e vita della coscienza.››18


5. L'evidenza e il ‹‹mondo della vita››

Dall'applicazione rigorosa dell'epochè si identifica il residuo fenomenologico  ultimo nella coscienza come coscienza di sé e della propria intenzionalità. L'intento di Husserl di ottenere un'evidenza assoluta portò molti a credere in una forte analogia con Cartesio, tanto che Husserl fu accusato di un ritorno all'idealismo o al solipsismo.

‹‹[...] Tuttavia, anche attraverso la successiva conoscenza degli inediti, si è sempre meglio chiarito che per Husserl l'autocoscienza va intesa come "monadica" e "intermonadica" insieme, vale a dire che la conoscenza di sé non è possibile se non è strettamente connessa con la conoscenza dell'altro. Husserl, inoltre, ha pure sottolineato il fatto che la conoscenza di sé è sempre una conoscenza incarnata, connessa alla consapevolezza della propria corporeità; una conoscenza, dunque, non astratta, ma vissuta concretamente nel rapporto con gli altri e che non può prescindere dal riferimento a quel "mondo della vita", anteriore alla conoscenza e al giudizio, che Kant ha avuto il torto di non riconoscere o almeno di cui non ha saputo dar conto.

Questi ultimi temi e la particolare ampiezza del concetto di "mondo della vita", a cui Husserl è approdato, appaiono tanto più significativi quando vengono messi in relazione con la diagnosi sulla crisi della civiltà europea con cui Husserl ha chiuso la sua opera.››19

6. La crisi delle scienze europee


‹‹ Husserl [...] non nega per nulla che anche in altre culture e civiltà vi siano state scoperte o invenzioni analoghe a quelle che hanno poi costituito le scienze in Grecia, ma considera essenzialmente diverso l'atteggiamento da cui scaturiscono quelle scoperte e invenzioni in Grecia, rispetto alle altre culture. Soltanto in Grecia, infatti, con la nascita della filosofia, ossia con l'affermarsi di un interesse conoscitivo e critico staccato da quello pratico, si afferma un movimento intellettuale che non e più chiuso all'interno delle singole tradizioni e comunità nazionali - come lo sono gli interessi pratici e le prospettive mitico-religiose - ma è aperto a tutti gli uomini che lo condividono. Si e avuta cosi una svolta decisiva per la civiltà europea perché il momento teoretico si è reso autonomo, non è stato più perseguito per i vantaggi pratici che se ne potevano trarre (si pensi ad esempio, alla geometria), ma e stato considerato fine a se stesso come un compito infinito. La originaria curiosità contemplativa di fronte alle cose si è trasformata in un metodo di ricerca e di spiegazione, capace di stabilire una salda solidarietà spirituale tra gli uomini che vi si dedicavano, al di la degli aspetti diversi della loro vita privata o delle loro caratteristiche storico-culturali. Si e formata cosi una sorta di unita spirituale - non geografica o politica - dell'Europa che, pero, soprattutto nel nostro secolo, mostra di essere entrata in crisi proprio come è entrata in crisi la fiducia nella ragione che si era affermata con i successi delle scienze naturali ed esatte nell'età moderna.››20

Secondo Husserl è chiaro che la crisi europea sia scaturita da una forma di razionalismo, quindi è necessario chiarire quale tipo di razionalità sia entrata in crisi.

‹‹A questo proposito, per Husserl, non possono esserci dubbi: tutti problemi di metodo e di contenuto che si sono aggrovigliati intorno al concetto di ragione derivano dal prevalere di un atteggiamento naturalistico e oggettivistico dettato dalla convinzione "ingenua" che l'universo si identifichi con quanto la scienza considera mondo oggettivo, e dal dimenticare che la soggettività da cui deriva la scienza non può essere conosciuta da nessuna scienza oggettiva, naturalistica. Da questo punto di vista, anzi, è un errore anche quello dello storicismo di cercare garanzie metodologiche settoriali per le scienze dello spirito, onde ottenere il riconoscimento di una loro parità di diritti rispetto alle scienze della natura. Al contrario, e piuttosto la conoscenza che lo spirito ha di se stesso ad avere maggiori garanzie di verità, proprio perché, nel comprendere se stesso, lo spirito comprende anche il mondo come termine di riferimento di una operazione spirituale, cosa di cui nessuna scienza obiettiva si preoccupa o è capace.››21


La crisi europea non è dovuta quindi da un fallimento della ragione, ma solamente dalla riduzione razionalistica della razionalità a naturalismo e oggettivismo.