7. Friedrich Nietzsche

Introduzione

Friedrich Nietzsche nasce a Röcken, nella Sassonia il 15 ottobre 1844, figlio di Karl Ludwig Nietzsche, pastore protestante e di Franziska Oehler. Nel 1846 nasce sua sorella Elisabeth e nel 1848 il fratello Joseph che morirà precocemente nel 1850, nel 1848 muore invece il padre per "rammollimento cerebrale".
Nietzsche subisce una severa educazione religiosa e musicale dalla madre. Nel 1854 comincia a frequentare il ginnasio di Naumburg fino al 1858, quando entra nel celebre ginnasio-collegio di Pforta, i suoi amici più vicini sono Deussen e Gersdorf.
Nel 1860 fonda con Krug e Pinder l'associaione letteraria e musicale Germania. Nel 1864 prende la maturità classica con una dissertazione in latino: De Theognide Megaresi, lo stesso anno si iscrive per due semestri all'università di Bonn seguendo corsi di teologia e filologia classica(con Ritschl e Jahn). L'anno dopo segue all'università di Lipsia il suo maestro di filologia Ritschl, e comincia a leggere Schopenhauer.
Nel 1868 conosce Wagner diventando suo amico tanto da frequentare la sua casa a Tribschen. Nel 1869 è nominato professore di filologia classica a Basilea. Nel 1870 stringe amicizia con Overbeck e come volontario-infermiere partecipa alla guerra franco-prussiana. Quando nel 1872 pubblica La nascita della tragedia viene criticato da numerosi filologi, tra cui Ritschl e Wilamowitz.
Nel 1873 conosce Paul Rè ma nello stesso perodo la sua debole salute peggiora fino a costringerlo nel 1876 a lasciare momentaneamente l'insegnamento, per poi abbandonarlo definitivamente nel 1879. Nel 1878 dopo aver ricevuto il Parsival rompe con Wagner.
Nell'1880 inizia la sua vita di pellegrinaggio solitario recandosi più volte a Nizza e in Italia: Genova, Sorrento, Roma, Venezia, Recoaro, Rapallo, Riva del Garda, Messina, Firenze e soprattutto Torino. L'estate la passa spesso a Sils-Maria dove nell'1881 ha l'intuizione dell'Eterno ritorno dell'identico.
Nell'1882 si innamora di Lou Salomè ma lei preferisce il suo amico Rèe. Sua sorella si fidanza con l'antisemita Förster con cui dopo il matrimonio nel 1886 si trasferisce in Paraguay fondando una colonia. La salute di Nietzsche continua a peggiorare, il suo amico più vicino è Peter Gast, fino a quando il 3 gennaio 1889 a Torino ha una crisi di follia. Tra Il 3 e il 7 gennaio scrive i biglietti della follia. Overbeck interviene ricoverando l'amico a Basilea e poi a Naumburg. Nel 1890 è affidato alle cure della madre e poi della sorella. Nel 1897 muore la madre e con la sorella si trasferisce a Weimar dove viene fondato l'Archivio Nietzsche.
Il 25 agosto 1900 Nietzsche muore a Weimar.

 

 

Il pensiero e la produzione delle opere di Nietzsche viene comunemente diviso dai critici(Löwith, Jaspers, Fink, Vattimo e altri) in tre periodi:
- Il periodo filologico romantico, che trova nella Nascita della tragedie e nelle Considerazioni inattuali la piena espressione.
- Il periodo positivistico che si mostra nella sua produzione che va da Umano troppo umano fino a La Gaia scienza.
- Il periodo della nuova filosofia della volontà di potenza e dell'eterno ritorno che si concretizza prima nello stile metaforico poetico di Così parlò Zarathustra, poi nel progetto di una sistemazione filosofica dei suoi frammenti, che avrebbe dovuto confluire nella decisiva opera mai portata a termine, La volontà di potenza.
Il primo periodo è caratterizzato dalla passione per il mondo greco e dall'influenza della personalità di Wagner e dal debito nei confronti della filosofia di Schopenhauer . Nietzsche esponendo la duplicità che anima lo spirito artistico greco, individua i due impulsi antagonisti che animano l'essenza dell'uomo e che trovano la loro conciliazione solo nella tragedia greca, il dionisiaco e l'apollineo. Il dionisiaco è l'impulso primordiale orgiastico da cui ha origine l'ebbrezza che riconcilia l'uomo con la natura. Natura dal quale l'uomo si strania attraverso il principium individuationis retto dall'impulso apollineo che tiene in piedi il sogno della differenza dell'uomo dalla terra e dagli altri uomini. Mediante il recupero del dionisiaco nella tragedia il greco si riconcilia con l'altro conquistando una fragile armonia messa in croce da Socrate. Il dionisiaco è l'impulso dell'arte non figurativa, la musica, l'apollineo l'impulso dell'arte plastica, della scultura classica. In questo primo periodo Nietzsche si illudeva romanticamente di vedere nel dramma wagneriano la rinascita della tragedia(illusione che egli stesso sconfesserà successivamente).
Nel secondo periodo Nietzsche prende le distanze dai suoi principali ispiratori, Schopenhauer e Wagner. Le romantiche speranze per una rinascita della cultura tragica, sono ridimensionate dal nuovo interesse quasi illuministico che Nietzsche scopre per le scienze positive. Arte e scienza non possono considerarsi eterogenee l'una rispetto l'altra, ma collaborare nella direzione di una ideale gaia scienza. Lo scienziato deve essere prima di tutto artista senza accontentarsi di vedere la realtà in modo diverso, ma operando creativamente e sistematicamente al suo cambiamento. Solo uno scienziato artista potrà conoscere e insieme creare la realtà in modo nuovo. Nella consapevolezza che non esiste una verità, lo scienziato artista può sperimentarne liberamente una propria. Per essere libero di agire in questo modo e di non avere verità dogmatiche che ne limitino l'operare, lo scienziato, ma anche colui che vuole essere uomo della conoscenza, deve sopprimere la morale che metafisicamente relega il valore del mondo nella trascendenza. L'azione morale che si vuole mostrare come disinteressata è smascherata da Nietzsche come finalizzata all'eliminazine del dolore, nella illusioria speranza di un mondo felice nell'al di là. Questa illusione, se da una parte pensa di poter esorcizzare la paura della morte, dall'altra conduce l'uomo a disinteressarsi per questo mondo e quindi alla decadence e al nichilismo, l'ospite più inquietante che bussa alla porta del terzo e ultimo periodo della produzione nietzschiana.
Nel terzo periodo, a partire dalle premesse che abbiamo accennato, Nietzsche arriva ad elaborare una posizione filosofica che riesce a cogliere in profondità la crisi che attanaglia la civiltà occidentale ed a diagnosticare delle possibili vie di fuga. Se il nichilismo è causato dalla decadence che deriva dalla morale principalmente di origine giudaico-cristiana, l'unico modo di risollevarsi per l'uomo sta nel proclamare la morte di dio, la morte del dio della morale che toglie il valore al mondo per relegarlo nella dimensione ultrasensibile.
Senza più il peso di un dio tiranno che dall'alto della sua diversità morale imponeva un mondo immutabile, l'uomo può operare la transvalutazione di tutti i valori, collocandoli nella loro sede naturale la terra, questo nostro mondo. Il mondo è allora volontà di potenza che si manifesta in ogni forma di esistenza, una pulsione vitale che vuole sopravvivere e potenziarsi progressivamente. Nel suo progressivo potenziamento la volontà di potenza vuole perpetuare la propria esistenza in modo indeterminato, vuole il proprio eterno ritorno nel divenire; la volontà, tenendo presente l'interpretazione di Heidegger (l'unico interprete di Nietzsche che riesce a conciliare in una lettura coerente tutte le sue figure concettuali), vuole se stessa, è volontà di volontà. Nell'eterno ritorno dell'identico, il modo in cui la volontà di potenza esiste, vengono a conciliarsi i due estremi della metafisica, prima ancora separati: essere e divenire. Una conciliazione che forse ha trovato impreparato l'uomo, almeno l'uomo Nietzsche che come sappiamo è naufragato nella pazzia. (D. Fasolo)

 

 

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Materiali di approfondimento

 

 

 

Deleuze: lettura critica su Nietzsche

In questo brano, tratto dall’opera dedicata nel 1962 da Deleuze a Nietzsche, il filosofo francese legge Nietzsche come filosofo dell’affermazione gioiosa della pluralità e della differenza delle forze contro la riconduzione a processo unitario dei processi storici e naturali operata dal pensiero dialettico. Mentre per i pensatori dialettici il negativo costituisce l’aspetto essenziale del divenire, nel quale è all’opera un principio che si aliena e poi torna a sé riappropriandosi in una superiore unità delle forze che ha estraniate, per Nietzsche e per Deleuze la vita è affermazione, godimento della molteplicità positiva delle differenze.  

Nietzsche è «dialettico»? Una relazione anche essenziale tra due termini non basta a costituire una dialettica: dipende tutto dal ruolo del negativo nella relazione. Nietzsche dice, sì, che la forza ha per oggetto un’altra forza. Ma, appunto, è con altre forze che la forza entra in relazione. È con un’altra specie di vita che entra in lotta la vita. Il pluralismo, talvolta, assume apparenze dialettiche; ne è, nondimeno, il più fiero nemico, il solo irriducibile nemico. Per questo dobbiamo prendere sul serio il carattere risolutamente antidialettico della filosofia di Nietzsche. Si è detto che Nietzsche non conoscesse bene Hegel. Nel senso in cui non si conosce bene il proprio avversario. Noi crediamo al contrario che il movimento hegeliano, le diverse correnti hegeliane gli fossero familiari; al pari di Marx, ne fece la propria testa di turco. Se non si scopre contro chi è diretta, la filosofia di Nietzsche nel suo complesso resta astratta e poco comprensibile. Ora la domanda «contro chi?» richiama diverse risposte. Tra queste una, particolarmente importante, è che il superuomo sta in contrasto con la concezione dialettica dell’uomo, e la trasvalutazione con la dialettica dell’appropriazione e della soppressione dell’alienazione. Un antihegelismo aggressivo percorre tutta l’opera di Nietzsche. Possiamo seguirlo a partire dalla teoria delle forze. II rapporto essenziale di una forza con l’altra non è mai inteso da Nietzsche come un elemento negativo nell’essenza. Nel suo rapporto con l’altra, la forza che si fa obbedire non nega l’altra o ciò che essa non è, bensì afferma la propria differenza e ne gioisce. Il negativo non è presente nell’essenza come ciò da cui l’essenza ricava la propria attività: esso, al contrario, risulta da questa attività, dall’esistenza di una forza attiva e dall’affermazione della sua differenza. Il negativo è un prodotto dell’esistenza stessa: l’aggressività indissolubilmente legata ad una esistenza attiva, l’aggressività di una affermazione. Quanto al concetto negativo (ossia la negazione in quanto concetto) esso «non è altro che una pallida immagine   gonistica, sorta tardivamente rispetto al concetto fondamentale tutto pervaso di vita e di passione» . All’elemento speculativo della negazione, dell’opposizione o della contraddizione, Nietzsche sostituisce l’elemento pratico della differenza: oggetto d’affermazione e di godimento. In questo senso si può parlare di un empirismo nietzscheano. La domanda così frequente in Nietzsche, che cosa voglia una volontà, che cosa voglia questi o quegli, non deve essere intesa come ricerca di uno scopo, di un motivo o di un oggetto da attribuire a questa volontà. Quello che una volontà vuole, è affermare la propria differenza. Nel suo rapporto essenziale con l’altra, una volontà fa della propria differenza un oggetto di affermazione. «Il piacere di sapersi diversa», il godimento della differenza : ecco l’elemento concettuale nuovo, aggressivo ed aereo, che l’empirismo sostituisce alle grevi nozioni della dialettica e soprattutto a quello che il dialettico chiama lavoro del negativo. Dire che la dialettica è un lavoro e l’empirismo un godimento, è già caratterizzarli a sufficienza. E chi ci dice che vi sia più pensiero nel lavoro che nel godimento? La differenza è l’oggetto di un’affermazione pratica inseparabile dall’essenza e costitutiva dell’esistenza. Il «sì» di Nietzsche si oppone al «no» della dialettica; l’affermazione alla negazione dialettica; la differenza alla contraddizione dialettica; la gioia, il godimento al lavoro dialettico; la leggerezza, la danza alla pesantezza dialettica; la bella irresponsabilità alle responsabilità dialettiche. Il sentimento empirico della differenza, insomma la gerarchia: ecco il principale motore del concetto, più efficace e più profondo di qualsiasi teoria della contraddizione.


Note

1. Nella interpretazione di Deleuze: mentre nella dialettica l’affermazione è secondaria perché presuppone e supera la negazione, conservandola in sé, la trasvalutazione di tutti i valori è affermazione primaria e incondizionata della vita nella sua molteplicità.
2. F. Nietzsche, Al di là del bene e del male, § 260.
3. F. Nietzsche, Genealogia della morale, prima dissertazione, § 10.