2. Feuerbach

Vita e opere


All'interno della Sinistra hegeliana la figura di maggior rilievo è Ludwig Feuerbach. Nato in Baviera nel 1804, si dedica inizialmente a studi teologici, prima a Heidelberg e in seguito a Berlino, per poi concentrarsi sulla filosofia, spinto dal fascino esercitato su di lui dalla speculazione hegeliana. Le tesi espresse nel suo primo lavoro, Pensieri sulla morte e !immortalità (pubblicato anonimo nel 1830), provocano, per il loro carattere anticristiano e antiaccademico, un allontanamento irreversibile di Feuerbach dal mondo universitario. Convinto sostenitore, in un primo momento, del pensiero di Hegel, con la Critica della filosofia hegeliana (1839) matura un distacco definitivo da esso. Tra le sue opere più importanti ricordiamo anche L'essenza del Cristianesimo (1841), le Tesi provvisorie per la riforma della filosofia (1843), i Principi della filosofia dell'avvenire e L'essenza della religione (1846). Fra il 1848 e il 1849 tiene a Heidelberg una serie di lezioni, che nel 1851 vengono pubblicate con il titolo Lezioni sull'essenza della religione. Trascorre gli ultimi anni di vita a Rechenberg, vicino a Norimberga, occupandosi di scienze naturali, fino alla morte, avvenuta nel 1872.

 

La filosofia

La filosofia di Feuerbach è animata dall'esigenza di denunciare lo stravolgimento dei rapporti di predicazione tra soggetto e predicato e tra concreto e astratto, consumatosi nel pensiero predicatore - idealistico-religioso. Se per l'Idealismo il pensiero (astratto) è visto come il soggetto costituente la realtà (il concreto), per Feuerbach avviene esattamente l'opposto. Il pensiero figura come predicato dell'essere reale e concreto, che è l'autentico soggetto originario da cui lo stesso pensiero deriva noi esistiamo, innanzitutto, come individui concreti, reali, e in quanto tali pensiamo. La realtà concreta non è «posta» dal pensiero, ma sussiste prima di esso e ne è l'origine.
 

La critica della religione. "Il vero rapporto tra pensiero ed essere non può essere che questo: l'essere è il soggetto, il pensiero è il predicato. Il pensiero dunque deriva dall'essere, ma non l'essere dal pensiero". (L. Feuerbach, Principi della filosofia dell'avvenire p. 63)"
L'Idealismo trasmette, dunque, un'interpretazione falsa e fuorviante della realtà: Io spazio in cui tale rovesciamento si manifesta più radicalmente è quello proprio della religione.
Fedele alla convinzione del primato di ciò che si presenta come reale e concreto rispetto all'ideale e all'astratto, Feuerbach sostiene che non è Dio a creare e a determinate l'uomo, bensì l'uomo stesso a dare origine all'idea di Dio: i predicati che siamo soliti attribuire all'essenza divina sono, in realtà, predicati precipuamente umani. Dio si configura come proiezione mentale in cui caratteristiche umane quali la ragione, la volontà, l'amore sussistono in maniera compiuta e perfetta; l'universo divino non è altro che il trasferimento della dimensione umana in un «altrove» mitico. L'essenza divina non è che l'essenza umana, purificata dai limiti e dai difetti con cui, inevitabilmente, essa si presenta negli individui. La religione, quella cristiana almeno, è l'atteggiamento che l'uomo ha nei confronti di se stesso, o, più esattamente, nei confronti della propria essenza (soggettiva); atteggiamento, però, che tratta la sua essenza come se fosse diversa da lui. L'essenza divina non è altro che l'essenza umana o, più esattamente, l'essenza dell'uomo purificata e liberata dai termini dell'uomo individuale, oggettivata, cioè mirata e venerata come se fosse un'altra essenza, una essenza diversa da lui, con propri caratteri - tutte le determinazioni dell'essenza divina sono quindi determinazioni umane. ("L'essenza del cristianesimo").
L'esistenza della religione e della teologia è riconducibile a un processo di alienazione inconsapevole (autoalienazione) di specifiche caratteristiche attraverso cui l'uomo si rende estraneo a se stesso. Alla base della religione ritroviamo, così, l'antropologia l'uomo, nell'atto di pregare Dio, prega in realtà se stesso, dal momento che Dio è l'essenza stessa dell'uomo, elevata a una personificazione perfetta.
Tu puoi conoscere l'uomo dal suo Dio, e, reciprocamente, Iddio dall'uomo; i due termini sono identici Ciò che all'uomo è Dio, tale è il suo spirito, la sua anima, e ciò che è lo spirito, l'anima, il cuore dell'uomo, tale è il suo Dio  Dio è l'interiorità resa manifesta, l'espressione della individualità umana riflessa; la religione è la scoperta dei tesori nascosti dell'uomo, l'ammissione dei propri pensieri più intimi, la confessione solenne dei propri segreti amorosi.

 

Dimensione astrattiva dell'ateismo
Feuerbach intende, a questo punto, indagare le cause del formarsi dell'idea di Dio nell'uomo e individua al riguardo tre motivi.
1) L'uomo, diversamente dall'animale, che avverte appena il sentimento di sé in relazione al contesto in cui vive, ha sviluppato non solo una coscienza di sé come individuo, ma anche come specie. Questa consapevolezza lo porta a vivere lo scarto fra la debolezza del sentirsi individuo e la potenza infinita della specie cui appartiene: come individuo egli si avverte limitato e debole, esposto alla sofferenza e alla morte, mentre giudica la specie potente e infinita proietta, allora, su Dio le qualità migliori della specie umana.
2) Il divino è quella dimensione nella quale la contraddizione lacerante avvertita dall'individuo tra volere e potere viene risolta. Nella divinità costruita dall'uomo, i desideri e le pretese di quest'ultimo vengono soddisfatti: la realtà divina si presenta come una realtà in cui non trovano posto fattori di limitazione, in cui ogni desiderio, diversamente da quanto accade nel quotidiano, si traduce immediatamente in potere.
3) La creazione, da parte dell'uomo, di un orizzonte di dipendenza dal divino traduce l'enorme senso di dipendenza che egli avverte nei confronti della natura
Riconoscendosi bisognoso di tutto ciò che gli occorre per sopravvivere, l'uomo matura un sentimento di dipendenza dalla natura, che poi traduce in dipendenza da Dio.


Una pratica filosofica degna di questo nome non può in Feuerbach che sfociare nell'ateismo, assunto come atto di onestà intellettuale, di presa di coscienza, dal momento che l'individuo deve necessariamente avviare un processo di ri-appropriazione delle facoltà alienate. L’ importante è sottolineare che in Feuerbach l'ateismo non si qualifica in termini puramente negativi, come rifiuto di Dio, ma presenta una dimensione costruttiva nella misura in cui riabilita l'essere umano e le sue facoltà specifiche. Solo riconoscendo Dio come proiezione di sé, l'uomo può tornare a essere consapevole delle proprie facoltà, e dunque può riappropriarsene.

 


Umanesimo naturalista

L'ultimo periodo della produzione di Feuerbach è connotato da un pensiero radicalmente umanistico. L'umanesimo si configura come esito di un percorso filosofico articolatosi a partire dall'uomo e in vista dell'uomo, riconosciuto nella sua concretezza di individuo. Da questo punto di vista è emblematica l'affermazione di Feuerbach perla quale «Hegel pone l'uomo sulla testa, io lo pongo sui propri piedi», a dimostrazione che al centro dell'analisi torna a situarsi la naturalità dell'uomo colto nella sua integralità, inteso come entità corporea e non solo spirituale.
La nuova filosofia fa dell'uomo l'oggetto unico, universale e supremo della filosofia, includendovi la natura considerata come fondamento dell'uomo. (Principi della filosofia dell'avvenire)

Fine della vita, in tutte le sue componenti, è la felicità: la conoscenza, la religione, la solidarietà.
Sono semplici strumenti con cui ciascuno cerca di ottenere la felicità, definita da Feuerbach l'istinto fondamentale dell'uomo. Quest'ultimo deve però attivare, per questo scopo, la sua volontà: essa non ha niente a che vedere con l'omonima forza metafisica di Schopenhauer, con cui Feuerbach non manca di polemizzare, ma consiste nell'attività umana. D'altro canto, questa felicità non può essere ricondotta ad altro se non al benessere che se ne trae quando non si cercano cose esagerate o impossibili a ottenersi. Si tratta dunque di un equilibrio fondato sulla moderazione, che implica, in aggiunta, il riconoscimento dell'altrui diritto a perseguire altrettanta felicità. L'ottimista Feuerbach è peraltro convinto che il progresso della società abbia reso sempre più facile raggiungere questo obiettivo.
L'uomo è principalmente sensibilità e bisogno e costantemente avverte la necessità dell'altro, della relazione, fondamento di ogni comunicazione e pensiero: non si dà io senza un tu.
Le idee scaturiscono soltanto dalla comunicazione, solo dalla conversazione dell'uomo con l'uomo;eleva al concetto, alla ragione in generale, non da solo, ma insieme con l'altra.
Due uomini occorrono per creare l'uomo, sia l'uomo spirituale sia quello fisico: la comunione dell'uomo con l'uomo 'e il primo principio e il primo criterio della verità e della validità universale.
La filosofia di Feuerbach puòssere considerata, in ultima istanza, una forma di filantropismo, nella quale l'uomo da servitore acritico di Dio e della religione diviene a tutti gli effetti un individuo autocosciente e libero. Dall'amore riservato a Dio si passa all'amore per l'uomo e la fede in Dio è sostituita dalla fiducia nelle prerogative dell'uomo.
Per queste sue affermazioni, oltre che per l'attenzione nei confronti della concretezza dell'individuo, il pensiero di Feuerbach ha esercitato una notevole influenza sulla filosofia successiva, in particolare sul pensiero di Marx.

 

 

Con Ludwig Feuerbach si verificò un vero e proprio ribaltamento delle posizioni di Hegel. Nato nel 1804 a Landshut, in Baviera, Feuerbach studiò teologia a Heidelberg, ma nel 1824 si recò a Berlino, dove subì l'influenza di Hegel, sicché nel 1825 abbandonò la teologia per la filosofia. L'anno successivo andò a completare gli studi a Erlangen, dove nel 1828 ottenne la laurea e la libera docenza in Filosofia. Dal 1829 al 1836 tenne saltuariamente corsi presso l'università di Erlangen, ma non ebbe successo il suo tentativo di esservi nominato professore straordinario. Già nel 1830, infatti, egli aveva pubblicato anonimi i Pensieri sulla morte e l'immortalità , che lo avevano reso sospetto alle autorità accademiche e religiose del regno di Baviera. <<Nel 1837 egli si ritirò pertanto a Bruckberg, dove visse fino al 1860 grazie soprattutto ai proventi di una fabbrica di porcellane, di cui la moglie era comproprietaria. In quello stesso anno Feuerbach, che già aveva pubblicato tra l'altro una Storia della filosofia moderna da Bacone di Verulamio a Spinoza (1833), alla quale facevano seguito volumi su Leibniz (1837) e su Bayle (1838), fu invitato da Ruge a collaborare agli "Annali di Halle". Nel 1839 Feuerbach, pubblica il saggio Per la critica della filosofia hegeliana , che dà inizio alla serie dei suoi scritti più noti, comparsi nell'arco di pochi anni: L'essenza del Cristianesimo (1841), Tesi provvisorie per la riforma della filosofia (1843), Princìpi della filosofia dell'avvenire (1843), L'essenza della religione (1845). Nell'anno della rivoluzione, il 1848, gli studenti lo chiamano a tenere un corso a Heidelberg, ma nel 1849 egli torna a Bruckberg; di qui egli si trasferisce nel 1860, dopo un dissesto finanziario, a Rechenberg, presso Norimberga dove vive in miseria i suoi ultimi anni sino alla morte avvenuta nel 1872>> 1. All'inizio Feuerbach si colloca nel solco della filosofia hegeliana, anche se vi sono elementi che lo allontaneranno da Hegel. Così, nei Pensieri sulla morte e l'immortalità , egli afferma con forza la connessione tra l'individualità e la sensibilità, propria di un corpo legato allo spazio e al tempo, e su questa base giunge a negare "l'immortalità" individuale. Per il filosofo l'unica filosofia che inizia senza presupposti è quella che ha libertà e il potere di mettere in dubbio anche se stessa. La filosofia, in quanto libertà che vuole costruirsi da se e non soltanto come erede della tradizione, deve dunque procedere oltre Hegel, che non critica mai la realtà di fatto, ma si preoccupa soltanto di comprenderla nella sua razionalità e quindi giustificarla. Il compito dell'uomo pensante, consiste invece, nell'anticipare con la ragione gli effetti necessari e inevitabili del tempo. Attraverso la negazione del presentesi costituisce la forza per creare qualcosa di nuovo. Lo scopo di Feuerbach nell' Essenza del cristianesimo non è di condurre una critica al cristianesimo di tipo illuministico, ossia di ridurlo a un cumulo di errori e superstizioni. Egli invece ritiene che la religione, in particolare quella cristiana, abbia un contenuto positivo che consente di scoprire quale sia l'essenza dell'uomo, ciò per Feuerbach. <<Dalle tesi di Schleiermacher, secondo cui la religione consiste nel sentimento dell'infinito, egli trae la conclusione che tale infinito non esprime altro che l'essenza dell'uomo. Nessun individuo singolo contiene in sé quest'essenza nella sua compiutezza, ma ogni uomo ha il sentimento dell'infinità del genere umano. La religione ha un origine pratica: l'uomo avverte la propria insicurezza e cerca la salvezza in un essere personale, infinito immortale e beato, cioè in Dio. Ma, secondo Feuerbach, quando un soggetto entra in un rapporto essenziale e necessario con un oggetto, questo significa che questo oggetto è la vera e propria essenza del soggetto. Con Dio il sentimento umano è in un rapporto necessario: Dio dunque non è altro che l'essenza oggettivata dell'uomo . La religione è appunto l'oggettivazione dei bisogni e delle aspirazioni dell'uomo , la proiezione di essi in un ente, che viene considerato indipendente dall'uomo e nel quale tali aspirazioni si trovano pienamente realizzate. Nella religione è l'uomo a fare Dio a propria immagine e somiglianza, non viceversa ( ' Non è Dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea l'idea di Dio ' afferma Feuerbach): quando a Dio si attribuiscono la conoscenza o l'amore infinito, in realtà si intende esprimere l'infinità delle possibilità conoscitive e dell'amore propri dell'uomo. In Dio e nei suoi attributi l'uomo può quindi scorgere oggettivati i suoi bisogni e i suoi desideri e, dunque, conoscerli. Feuerbach ne conclude che la " religione è la prima, ma indiretta coscienza che l'uomo ha di sé " . La conoscenza che l'uomo ha di Dio non è altro, allora, che la conoscenza che l'uomo ha di se stesso, ma nella religione l'uomo non si rende conto che è la propria essenza a trovarsi oggettivata in Dio. Solo con la filosofia ciò può giungere a piena consapevolezza. Questo spiega, tra l'altro perché nella storia dell'umanità e degli individui la religione proceda ovunque la filosofia: l'uomo pone la propria essenza fuori di sé prima di riconoscerla come propria. Nella proiezione della propria essenza in Dio, l'uomo non possiede più tale essenza, che ha sede in un altro mondo, cosicché per riconquistarla l'uomo deve negare il mondo terreno. Qui si annida secondo Feuerbach, la vera colpa del cristianesimo nei confronti del genere umano l'aver condotto all'ascetismo, alla fuga dal mondo, al sacrificio e alla rinuncia, in ultima analisi alla spogliazione delle qualità umane a favore di Dio. Rispetto al cristianesimo, il panteismo ha il merito di aver riconosciuto che il divino non è un'entità personale, ma è il mondo stesso>>2. Lo sviluppo della religione consiste dunque per Feuerbach in una progressiva negazione di Dio da parte dell'uomo, la quale va di pari passo con la consapevole riappropriazione della propria essenza umana. Quanto c'è di vero nel cristianesimo deve quindi essere negato come teologia per essere conservato come antropologia. In quanto antropologia, la filosofia si assume il compito di liberare l'essenza dell'uomo e delle sue infinite possibilità dalla sua alienazione religiosa in un ente estraneo. Secondo Feuerbach è ateo non chi elimina Dio, il soggetto dei predicati religiosi, bensì chi elimina i predicati con i quali Dio è designato nell'esperienza religiosa, come bontà o saggezza o giustizia. Anche quando si è riconosciuta la non esistenza di Dio come entità separata, questi predicati infatti permangono nella loro verità, ma come possibilità e prerogative dell'essenza umana. Il compito dell'età moderna è consistito secondo Feuerbach, nella trasformazione e dissoluzione della teologia in antropologia. Nelle Tesi provvisorie per la riforma della filosofia e nei Princìpi della filosofia dell'avvenire , Feuerbach mostra che <<Hegel ha commesso lo stesso errore della teologia, in quanto di fatto ha ricavato le determinazioni dell'infinito dalla realtà finita, ma ha preteso di dedurre il finito dall'infinito, considerando il finito soltanto un momento negativo dell'infinito. Secondo Feuerbach invece, è nel finito che deve essere ritrovato l'infinito , non viceversa; l'infinito stesso è pensabile soltanto attraverso il finito e la negazione del finito. L'inizio della filosofia non è dunque Dio o l'Assoluto, ma ciò che è finito, determinato e reale. La filosofia dell'avvenire, in quanto antropologia, riconoscendo il finito come infinito, deve partire, non da come aveva fatto Hegel, dal pensiero autosufficiente, inteso come soggetto capace di costruirsi con le sue proprie forze, bensì dal vero soggetto, di il cui pensiero è soltanto un predicato. Esso è l'uomo in carne e ossa, mortale dotato di sensibilità e bisogni: in questo consiste l'umanesimo di Feuerbach. Occorre dunque partire da ciò che dà valore al pensiero stesso, ossia dall'intuizione sensibile perché veramente reale è soltanto ciò che è sensibile . Solo attraverso i sensi un oggetto è dato come immediatamente certo: il sensibile infatti non ha bisogno di dimostrazione, perché costringe subito a riconoscere la sua esistenza. In questa prospettiva, la natura non si trova più ridotta a semplice forma estraniata dello spirito, come avveniva in Hegel, ma diventa la base reale della vita dell'uomo. Si apre così la possibilità di una nuova filosofia, il sensualismo , che è la risoluzione compiuta della teologia in antropologia: in essa è superata ogni scissione tra uomo e mondo, corpo e spirito. Solo dalla sensibilità deriva il vero concetto dell'esistenza: infatti, solo ciò che è piacevole o doloroso modifica lo stato dell'uomo e mostra che qualcosa esiste o manca. Passione, amore, fame sono dunque la prova ontologica dell'esistenza di qualcosa: solo esse, infatti, hanno interesse all'esistenza o meno di qualcosa. La corporeità, diversificandosi come maschio o femmina, conduce al riconoscimento dell'esistenza di un essere differente dall'io, che tuttavia è essenziale per la determinazione della esistenza. Il vero principio della vita e del pensiero non è dunque l'io, ma l'io e tu, il cui rapporto più reale si configura come amore, interesse per l'esistenza dell'altro. E Feuerbach afferma che " la vera dialettica non è un monologo del pensiero solitario con se stesso, ma un dialogo tra l'io e tu ">>3. L'uomo singolo non ha in sé l'essenza totale dell'uomo, come unità di vita, cuore e ragione; tale essenza è contenuta solo nella comunità, ossia nell'unità dell'uomo con l'uomo, fondata sulla realtà della differenza tra io e tu. In questa prospettiva, l'amore diventa la realizzazione dell'unità del genere umano. La religione quindi è per Feuerbach un motivo di interesse per il quale l'uomo deve chiedersi chi è Dio e qual è il suo compito; facendo ciò si possono cogliere il legami che legano l'uomo e la natura, e che relazione essi hanno con la religione. <<Il fenomeno religioso continuerà a rimanere al centro delle riflessioni di Feuerbach. Nell' Essenza della religione , egli prende in considerazione non soltanto il cristianesimo, ma la religione in generale: essa ha la sua matrice nel sentimento di dipendenza dell'uomo dalla natura. Feuerbach considera l'individuo un'entità non assolutamente autonoma, ma dipendente da una realtà oggettiva: la natura . Per natura Feuerbach, in questa fase del suo pensiero, non intende più in primo luogo la natura dell'uomo, che si esprime sotto forma di sensibilità. La natura è più in generale il mondo da cui l'uomo dipende: tale dipendenza si manifesta all'uomo sotto forma di bisogno. Proprio dalla difficoltà di soddisfarlo nasce la religione. Di fronte al carattere illimitato dei propri desideri e delle proprie aspirazioni l'uomo si rende conto del carattere limitato dei suoi poteri. In questa situazione Dio viene immaginato come l'essere nel quale tutti questi desideri sono realizzati: a Dio, infatti, nulla è impossibile. Ma questa concezione della divinità rappresenta soltanto la forma più sviluppata di religione. All'origine, infatti, ciò che l'uomo divinizzò fu una natura non addomesticata, anche ostile, solo successivamente egli attribuì a questa natura caratteri simili all'uomo, sino a ravvisare nella natura stessa un ordine dovuto a Dio, inteso come principio ordinatore. Solo per quest'ultima fase dello sviluppo della religione vale la tesi secondo cui Dio e i suoi attributi non sono altro che la proiezione di sentimenti e desideri umani. Ma così facendo si è dimenticata la dipendenza essenziale dell'uomo dalla natura: questo è l'errore della forma più avanzata di religione, soprattutto del cristianesimo, che è dunque il più lontano dall'origine naturale della religione. Nella sua ultima produzione teorica Feuerbach insisterà sull'importanza della conoscenza della natura e di un rapporto armonizzato dell'uomo con la natura stessa. Ciò lo condurrà a guardare con interesse agli sviluppi di concezioni materialistiche nelle indagini scientifiche della metà del secolo e a continuare nella sua polemica antireligiosa>>4. Il compito degli scritti di Feuerbach, come egli stesso afferma, risulta quindi quello di abbattere le illusioni e i pregiudizi del presente, rivitalizzando la filosofia da quello che egli chiama il 'regno delle anime morte'. Feuerbach ribadisce la sua concezione dell'individuo come organismo sensibile caratterizzato da bisogni, polemizza contro il dualismo di anima e corpo e, facendo proprio un punto di vista deterministico, nega l'esistenza del libero arbitrio. Per molti aspetti le tesi di Feuerbach saranno uno spunto per il lavoro di Marx, che comunque non tarderà a criticare il lavoro di Feuerbach nelle Tesi su Feuerbach.