19. Hegel


Biografia intellettuale

Georg Wilhelm Friedrich Hegel nasce a Stuttgart nel 1770. Di famiglia borghese e di fede protestante, si forma nel seminario di Tubinga studiando filosofia e teologia insieme a Hölderlin e Schelling con i quali condivide l'entusiasmo per i primi avvenimenti della rivoluzione francese. Terminati gli studi (1793) si impiega come precettore privato a Berna e dal 1797 al 1800 dimora a Francoforte. Durante il periodo di soggiorno a Berna scrive i suoi primi saggi, che rimasero inediti (Vita di Gesù; Sulla relazione della religione razionale con la religione positiva). Nel 1801, su invito di Schelling, si trasferisce a Jena dove dal 1805 ottiene l'abilitazione all'insegnamento universitario. Alla fine del 1808 Hegel è chiamato a Norimberga come presiede del ginnasio locale. Qui insegna anche filosofia. Nel 1816 è chiamato alla cattedra di filosofia dell'università di Heidelberg dove pubblica l'esposizione completa del suo sistema nell'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (1817). Questa è una vera e propria esposizione sistematica del suo pensiero e servirà da traccia a tutti i suoi lavori successivi. Nel 1818 Hegel viene nominato professore all'università di Berlino, dove insegna fino alla morte (1831). Costituiscono appunto il resoconto dei corsi universitari le opere dell'ultimo periodo quali Lezioni di storia della filosofia, Lezioni di filosofia della storia, Lezioni di filosofia della religione e Lezioni di estetica .

 

 

Introduzione: i cardini del sistema hegeliano.

Con Hegel l'idealismo giunge al suo culmine. La cultura sterminata del filosofo e la sua straordinaria capacità di analisi gli permettono di costruire un sistema grandioso per ampiezza e per coerenza. Per poterne capire lo svolgimento serve però un preliminare chiarimento di due concetti fondamentali:

 

1) la risoluzione del finito nell'infinito

2) l'identità di reale e razionale

 

 

La risoluzione del finito nell'infinito
Nicola Abbagnano ha osservato che con la prima tesi (risoluzione del finito nell'infinito) Hegel intende dire che la realtà non è un insieme di sostanze separate ed autonome, ma piuttosto una Struttura globale di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione parziale. Poiché tale Struttura globale non ha nulla fuori di sé, ed è al tempo stesso la causa ed il fine di ogni realtà particolare, si può allora concludere che essa coincide con l'Assoluto (con l'Infinito). Da questo punto di vista è evidente che i vari enti limitati e finiti sono parti o manifestazioni dell'Assoluto e non sostanze autonome le une rispetto alle altre.

 

 

L'identità di reale e razionaleCon la formula "ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale", nella quale viene espressa l'identità tra reale e razionale, Hegel vuole invece sottolineare che la razionalità non è un puro ideale: essa non appartiene soltanto al mondo delle astrazioni ma costituisce il fondamento di ciò che esiste, rendendone possibile la struttura concreta. Al tempo stesso la realtà non è frutto del caos perché in essa è possibile rilevare il dispiegarsi di una struttura razionale: reale e razionale, dunque, coincidono, poiché sono entrambi poli di un unico processo dialettico (quello dell'Idea che attua se stessa). In questo senso emerge nella concezione di Hegel la necessità di comprendere la totalità: nella sua interna dialettica tra finito e infinito (la questione centrale è appunto quella della conciliazione tra finito e infinito) . A proposito di questa formula, N. Abbagnano aveva osservato che essa non esprime "la possibilità che la realtà sia penetrata o intesa dalla ragione, ma la necessaria, totale e sostanziale identità della realtà e della ragione. La ragione è il principio infinito autocosciente; l'identità assoluta della realtà con la ragione esprime la risoluzione assoluta del finito nell'infinito" .

 

 

La concezione della realtà

Sergio Moravia aveva osservato che "il disegno di Hegel è di dar conto dei principi non di una parte ma di tutta la realtà (naturale, storico-umana, spirituale)" . Il presupposto fondamentale di questa operazione è la concezione della realtà come spirito. Moravia aggiunge che "presupposto e giustificazione di questo grandioso edificio unitario appare la tesi che, nella sua essenza che dinamica profonda, la realtà è "spirito" (il che spiega, tra l'altro, la tendenziale omogeneità tra le cose e la Ragione, o lo spirito umano che le pensa)". Lo spirito, dunque, nella concezione hegeliana non è una realtà a sé stante, indipendente e trascendente rispetto la realtà empirica: esso è al contrario un principio razionale dinamico ed intrinseco al mondo, ciò che rende possibile lo sviluppo ed il costituirsi della realtà. In ultima analisi secondo Hegel principio di ogni cosa è la Ragione, l'Assoluto, l'Idea, lo Spirito. Tutto deriva dallo spirito, dall'idea, tramite successive determinazioni: tutte le manifestazioni del mondo materiale, vegetale, animale, umano non sono creare né hanno origine da questa Ragione preesistente: è invece proprio questo spirito questa Ragione che si attua nelle singole cose che costituiscono il mondo e attraverso le quali essa si rende visibile. La Ragione è perciò un principio immanente di tutta la realtà e la realtà non è che la Ragione immanente in atto e svolgimento continuo. La Ragione è intesa come unità che contiene tutto il reale, tutte le possibilità e distinzioni: non si tratta di una realtà statica, bensì di una realtà dinamica perché si attua divenendo tutti gli esseri finiti. Per questo il principio deve essere un principio dinamico, dialettico. Ogni sviluppo della realtà presuppone infatti una regola secondo la quale esso deve avvenire. Tale modo o regola è appunto quello della "dialettica" .

 


Coincidenza di logica e metafisica: l'ottimismo hegeliano

Nella visione hegeliana la Ragione si manifesta nelle singole cose ed è il principio immanente di tutta la realtà: perciò l'attuarsi della realtà non è altro che l'attuarsi del pensiero. Di conseguenza la logica (che è lo svolgersi del pensiero) si identifica con la metafisica (che è l'essenza della realtà). L'ottimismo della concezione di Hegel è la conseguenza della identità di Pensiero (logica) ed Essere (metafisica): tutta la realtà, come abbiamo visto, è manifestazione della Ragione ed è penetrata dalla Ragione. Perciò tutto ciò che accade è razionale ed è bene che accada: l'essere e il dover essere coincidono e tutto ciò che accade è in ultima analisi positivo. Il male, l'irrazionale non esiste o è comunque annullato dalla sintesi superiore della Ragione: la Ragione passa infatti da un bene inferiore ad uno superiore e solo in questo senso il bene inferiore potrebbe essere considerato male; ma, d'altra parte, esso non ha realtà ed è provvisorio perché costantemente assorbito nel bene superiore dal processo dialettico della ragione che attua se stessa.

 

 

La dialettica hegeliana

Emanuele Severino ha scritto che in Hegel "la dialettica è innanzitutto l'Assoluto stesso, lo sviluppo stesso dell'Idea. E la dialettica è la legge secondo cui si costruisce non solo il Sistema categoriale dell'Idea, ma lo sviluppo in cui l'Idea si fa natura e Spirito" . La dialettica è sostanzialmente il processo attraverso il quale si attua la Ragione. Tale processo o sviluppo assume una forma tipicamente triadica: è cioè costituito da tre momenti: tesi (affermazione), antitesi (contrapposizione), sintesi (superamento del contrasto e unificazione dei due opposti in una determinazione superiore), in cui i primi due, presi isolatamente, sono astratti e si completano solo nella loro fusione, nella loro sintesi (terzo momento), con la quale si raggiunge una realtà superiore. Il progresso della Storia è dunque il frutto di un processo dialettico immanente allo Spirito, alla Ragione. E ogni sintesi è del tutto provvisoria, poiché al termine di ogni momento dialettico la sintesi ottenuta diventa a sua volta tesi di un successivo processo triadico, in un ritmo eterno, che di volta in volta concretizza una sempre più completa unità con un ascendere costante fino a che, in una sintesi suprema, la Ragione raggiunge la piena autocoscienza. La Ragione si attua, nel suo divenire, in Idea (tesi), Natura (antitesi), Spirito (sintesi), tre momenti che sono fuori del tempo e non hanno perciò successione cronologica, ma soltanto logica, perché sono immanenti alla stessa Ragione e tali rimangono. Secondo N. Abbagnano "La dialettica è quindi per Hegel la legge del mondo e della ragione che lo domina. Essa è la trascrizione filosofica del concetto religioso di provvidenza. Ha infatti il compito di unificare il molteplice, conciliare le opposizioni, pacificare i conflitti, ridurre ogni cosa all'ordine e alla perfezione del tutto. Molteplicità, opposizione, conflitti sono senza dubbio reali, secondo Hegel, come forme o aspetti dell'alienazione in cui la ragione viene a trovarsi di fronte a se stessa; ma appunto perciò sono reali solo come strumenti di passaggio, forme di mediazione del processo attraverso il quale la ragione si costituisce nella sua unità e identità con se stessa, come Autocoscienza assoluta. La dialettica pertanto, come la provvidenza, giustifica tutto: la particolarità, l'accidentalità, l'imperfezione, il male, la malattia, la morte, perché tutto da ultimo risolve nella perfezione dell' Autocoscienza pacificata e felice. Ma, a differenza del concetto religioso di provvidenza, per il quale questa giustificazione rimane generale ed astratta non potendo scendere al dettaglio delle determinazioni particolari, la dialettica ha la pretesa di effettuate il dettaglio di questa giustificazione in modo tale che nulla resti fuori da essa e da dimostrare il modo preciso della sua effettuazione".

 


Il sistema

Si era detto che il processo o sviluppo della Ragione nella realtà assume una forma tipicamente triadica: la stessa forma assume il sistema filosofico hegeliano. Hegel indica la ragione infinita col nome di Idea e distingue la storia o divenire dell'idea in tre momenti che costituiscono le partizioni della sua filosofia:

1) La Logica o scienza dell'idea in sé e per sé; cioè del suo primitivo essere implicito e del suo graduale esplicarsi.
2) La Filosofia della natura, che è la scienza dell'Idea nel suo essere altro, cioè nel suo farsi esterna ed estranea a se stessa nel mondo naturale.
3) La Filosofia dello spirito che è la scienza dell'idea che dal suo alienamento ritorna a se stessa cioè alla sua compiuta autocoscienza .

 


La logica

Alla Logica Hegel ha dedicato la seconda delle sue opere fondamentali, la Scienza della logica (1812-16) che ha poi ricapitolato nella prima parte della Enciclopedia. La logica è definita da Hegel come "la scienza dell'idea pura, cioè dell'idea nell'elemento astratto del pensiero" (Enc., § 19). Essa, come suggerisce N. Abbagnano, non è una disciplina puramente formale: il suo contenuto le è immanente ed è l'assoluta verità o realtà, Dio stesso . Lo sviluppo dialettico della Ragione implica inoltre la coincidenza degli opposti, già affermata da Eraclito, N. Cusano e G. Bruno (per cui ogni essere è come il punto di coincidenza fra il non essere più e il non essere ancora) . In questo modo Hegel rifiuta la logica aristotelica fondata sul principio di identità (A=A) e di non contraddizione (A ( non- A) perché la realtà è divenire e quindi A implica il non-A, cioè il suo opposto, in una sintesi superiore in cui entrambi sono unificati. Il divenire della Ragione si identifica col divenire del Reale (per la identità di logica e metafisica) per cui Hegel può parlare di logica del concreto in contrapposizione alla logica dell'astratto affermata da Aristotele . La Ragione si attua, nel suo divenire, in Idea (tesi), Natura (antitesi), Spirito (sintesi), tre momenti che sono fuori del tempo e non hanno perciò successione cronologica, ma soltanto logica, perché sono immanenti alla stessa Ragione e tali rimangono.

a) L'Idea è l'Idea in sé nella sua indeterminatezza, contenente virtualmente in sé ogni realtà, prima che si manifesti come fatto; quindi rappresenta la pensabilità del reale ed è puro pensiero che per attuarsi deve esteriorizzarsi, uscire fuori di sé facendosi Natura. L'Idea è oggetto della logica.

b) La Natura, o Idea fuori di sé, è l'esteriorizzarsi dell'Idea, che si distende nello spazio e nel tempo e si concretizza nei vari esseri, e che da semplice possibilità diventa realtà. La Natura è in antitesi con l'Idea, perché essa è l'Idea che, uscendo fuori di sé, diventa altro da sé, contrapponendosi a se stessa e, mentre l'Idea rappresenta l'essere, la Natura è il non-essere. La Natura è oggetto della filosofia della Natura.

c) Lo Spirito, o Idea che ritorna in sé, è la sintesi in cui l'ldea si riconosce nella Natura, che considera come suo sviluppo e diventa così consapevole di se stessa attuando il suo divenire, in cui si conciliano l'essere della tesi e il non-essere dell'antitesi. Lo Spirito è oggetto della Filosofia dello Spirito.

 

 


A che cosa paragona Hegel il proprio sistema filosofico?
Hegel paragona il proprio sistema ad un processo circolare, che si sviluppa "a spirale" e che raggiunge il suo termine in quella stessa realtà (il Pensiero) da cui inizia, ma con successivi accrescimenti e tramite le diverse manifestazioni attraverso le quali lo spirito si sviluppa. In tale processo si ritrovano quindi l'unità e lo sviluppo dello Spirito:

"Contrapporre alla conoscenza distinta e compiuta una razza di sapere, per cui nell'Assoluto tutto è uno, oppure gabellare l'Assoluto per la notte nella quale, come si suol dire, tutte le vacche sono nere, tutto ciò è l'ingenuità di una conoscenza fatua. Il vero è il divenire di se stesso, il vincolo che presuppone e ha all'inizio la propria fine come proprio scopo, e che solo mediante l'attuazione e mediante la propria fine è effettuale. Il vero è l'intero. Ma l'intero è soltanto l'essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dell'Assoluto devesi dire che esso è essenzialmente Resultato, che solo alla fine è ciò che è in verità; e proprio in ciò consiste la sua natura, nell'essere effettualità, soggetto, o svolgimento di se stesso". (La Fenomenologia detto Spirito)

 

 

Qual è, secondo Hegel, il principio unico, fondamento di tutta la realtà?Secondo Hegel principio di ogni cosa è la Ragione, o Assoluto, o Idea, da cui tutto deriva mediante determinazioni, il mondo della natura e il mondo dello spirito. Anzi, tutte le manifestazioni del mondo materiale, vegetale, animale e umano non sono create né hanno origine o procedono da questa Ragione preesistente; è questa Ragione stessa che procede e si attua nelle singole cose le quali sono il modo con cui essa si rende visibile. La Ragione perciò è il principio immanente di tutta la realtà, e la realtà non è che la Ragione immanente in atto e svolgimento. La Ragione è intesa come unità che contiene tutto il reale, tutte le possibilità e distinzioni (cfr. l'essere di Parmenide), ma non unità statica, bensì dinamica perché si attua divenendo tutti gi esseri finiti, tanto che il mondo è un momento del suo divenire (cfr. il divenire di Eraclito).

 

 

Che cosa significa "Idea" nella concezione filosofica di Hegel?L'Idea - da non confondersi con l'idea che è fenomeno del pensiero individuale - è la stessa esplicazione della Ragione nel suo attuarsi dalla sua posizione immediata e inconscia fino all'autocoscienza. In altre parole, la Ragione diviene dialettica mente come Idea che si pone, si contrappone e si supera raggiungendo, con la sintesi, lo stesso punto di partenza, ma in una superiore unità armonica. Naturalmente questo significato è ben diverso da quello attribuito da Platone alle sue idee, che sono concepite come esemplari universali ed eterni, trascendenti, perché esistenti in un mondo ben lontano dal nostro sensibile, al quale partecipano la loro essenza mediante l'intervento del Demiurgo. Nella filosofia successiva l'idea esprime qualsiasi contenuto di coscienza; il Razionalismo parla di idee innate, che si trovano nello spirito umano fino dalla nascita e corrispondono al mondo esterno; secondo l'empirismo invece non esistono idee innate e le idee, nel senso di semplici rappresentazioni sensibili, derivano dall'esperienza. Secondo Kant poi le idee sono le forme a priori della ragione mediante le quali l'uomo vorrebbe costruire scientificamente la metafisica; ma ciò non è possibile per mancanza del contenuto e perciò esse sono soltanto "principi regolativi".

 

 

Perché secondo Hegel logica e metafisica si identificano?La Ragione per Hegel si manifesta nelle singole cose ed è principio immanente di tutta la realtà: perciò l'attuarsi della realtà non è altro che l'attuarsi del pensiero: di conseguenza la logica - che è lo svolgersi del pensiero - si identifica con la metafisica - che è l'essenza della realtà. Le categorie non sono più, come secondo KANT, modo di pensare, ma modo di essere della realtà perché sono forme di un processo che è contemporaneamente del pensiero (logica) e dell'essere (metafisica).

 

"La logica coincide con la metafisica, con la scienza delle cose date in pensieri, i quali pensieri perciò appunto sono stati considerati come esprimenti le essenze delle cose". (Enciclopedia delle Scienze filosofiche)


Che cosa significa l'espressione hegeliana "Ciò che è razionale, è reale; ciò che è reale, è razionale"?
Questa formula significa che la Ragione (razionale) è reale perché si attua nella realtà, in forme concrete; e che tutto ciò che esiste (reale) è manifestazione concreta della Ragione. In altre parole, nella realtà non c'è posto per qualcosa che non sia pensiero, ed ogni fatto che si manifesta ha la ragione del suo sorgere: non esiste contrasto e nemmeno differenza tra la ragione e la realtà, e ciò che accade è giusto, è logico, è naturale che accada.

"La filosofia, poiché è lo scandaglio del razionale, appunto perciò è la comprensione del presente e del reale; non la ricerca d'un al di là, che sa Dio dove dovrebbe essere, o del quale, nel fatto, si sa ben dire dov'è, cioè nell'errore di un unilaterale, vuoto raziocinamento. Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale". (Filosofia del Diritto)

 

 

 

Perché la concezione di Hegel è ottimistica?L'ottimismo della concezione di Hegel è la conseguenza della Identità di Pensiero (logica) ed Essere (metafisica); tutta la realtà, infatti è manifestazione della Ragione ed è penetrata dalla Ragione. Perciò tutto ciò che accade è razionale ed è bene che accada: l'essere e il dover essere coincidono e tutto è positivo, tutto è bene perché il male (l'irrazionale) non esiste. La Ragione passa da un bene inferiore ad uno superiore e solo in questo senso il bene inferiore potrebbe essere considerato male; ma, d'altra parte, esso non ha realtà ed è provvisorio perché assorbito nel bene superiore.

 

 

 

Che cos'è la dialettica?È il processo attraverso il quale si attua la Ragione. Tale processo o sviluppo è triadico, cioè costituito di tre momenti:
1. tesi (affermazione),
2. antitesi (contrapposizione),
3. sintesi (superamento del contrasto e unificazione dei due opposti in una determinazione superiore), in cui i primi due, presi isolatamente, sono astratti e si completano solo nella loro fusione, nella loro sintesi (terzo momento), con la quale si raggiunge una realtà superiore. E ogni sintesi è provvisoria: perciò essa diventa tesi di un successivo processo triadico, in un ritmo eterno, che di volta in volta concretizza una sempre più completa unità con un ascendere costante fino a che, in una sintesi suprema, la Ragione raggiunge la piena autocoscienza.

 

 

"L'unico punto, per raggiungere il procedimento scientifico, è conoscenza di questa proposizione logica, che il negativo è insieme positivo, ossia che quello che si contraddice non si risolve nello zero nulla astratto, ma si risolve essenzialmente solo nella negazione del contenuto particolare, vale a dire che una tale negazione non è negazione qualunque, ma la negazione di quella cosa determinata si risolve ed è perciò negazione determinata. Cotesta negazione è nuovo concetto, ma un concetto che è superiore e più ricco che non precedente. Essa è infatti divenuta più ricca di quel tanto ch'è costituito dalla negazione, o dall'opposto di quel concetto. Contiene dunque concetto precedente, ma contiene anche di più, ed è l'unità di concetto e del suo opposto". (Scienza della Logica)

 

 

Perché la logica di Hegel è diversa dalla Logica aristotelica?Questo sviluppo della Ragione implica dunque la coincidenza degli opposti, già affermata da Eraclito, Cusano, Bruno, per cui ogni essere è come il punto di coincidenza fra il non essere più e il non essere ancora. Ad esempio, il nostro io è nel suo momento presente, ma conserva ciò che è stato e non è più (il proprio passato) ed ha in sé ciò che non è ancora (il proprio avvenire). In questo modo Hegel rifiuta la logica aristotelica fondata principio di identità (A=A) e di non contraddizione (A=/nonA) perché la realtà è divenire e quindi A implica il non-A, cioè il suo opposto, in una sintesi superiore in cui entrambi sono unificati. Il divenire della Ragione si identifica col divenire del Reale (per la identità di logica e metafisica) per cui Hegel può parlare di logica del concreto in contrapposizione alla logica dell'astratto affermata da Aristotele. La logica di Aristotele è astratta perché astrae dal contenuto e quindi, inevitabilmente è distaccata dalla vita; la logica di Hegel invece è concreta perché è coscienza della realtà nel suo perenne divenire.

 

 

 

Quali sono i tre momenti attraverso i quali la Ragione diviene?La Ragione si attua, nel suo divenire, in Idea (tesi), Natura (antitesi) Spirito (sintesi), tre momenti che sono fuori del tempo e non hanno perciò successione cronologica, ma soltanto logica, perché sono immanenti alla stessa Ragione e tali rimangono.

a) L'Idea è l'Idea in sé nella sua indeterminatezza, contenente virtualmente in sé ogni realtà, prima che si manifesti come fatto; quindi rappresenta la pensabilità del reale ed è puro pensiero che per attuarsi deve esteriorizzarsi, uscire fuori di sé facendosi Natura. L'Idea è oggetto della logica.

b) La Natura, o Idea fuori di sé, è l'esteriorizzarsi dell'idea, che si distende nello spazio e nel tempo e si concretizza nei vari esseri, e che da semplice possibilità diventa realtà. La Natura è in antitesi con l'Idea, perché essa è l'Idea che, uscendo fuori di sé, diventa altro da sé, contrapponendosi a se stessa e, mentre l'Idea rappresenta l'essere, la Natura è il non-essere. La Natura è oggetto della Filosofia della Natura.

c) Lo Spirito, o Idea che ritorna in sé, è la sintesi in cui l'Idea si riconosce nella Natura, che considera come suo sviluppo e diventa così consapevole di se stessa attuando il suo divenire, in cui si conciliano l'essere della tesi e il non-essere dell'antitesi. Lo Spirito è oggetto della Filosofia dello Spirito.

 

La scienza si divide in tre parti:

1° La logica, scienza dell'Idea in e per se stessa.

2° La Filosofia della Natura come scienza dell'idea nel suo essere altro.
3° La Filosofia dello Spirito, come idea la quale ritorna in sé fuori del suo essere altro.

Le distinzioni delle scienze filosofiche particolari sono soltanto le determinazioni dell'Idea stessa ed è questa soltanto che si rappresenta negli elementi distinti. Nella Natura non vi è un altro dall'Idea, che venga Conosciuto; essa è l'Idea nella forma della sua alienazione, così come nello Spirito vi è l'Idea stessa in quanto è per sé e diviene in sé e per sé. Una qualsiasi di queste determinazioni, nelle quali l'Idea appare, è un momento di transizione; perciò la singola scienza deve tanto riconoscere il suo contenuto come oggetto esistente, quanto riconoscere in esso il suo passaggio in un cerchio più alto. (Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

 

 

Qual è la triade fondamentale della Natura?La triade fondamentale attraverso la quale la Natura si attua è costituita da Meccanica (tesi), Fisica (antitesi), Organica (sintesi).

a) La Meccanica, che è la Natura in sé, considera la natura nella sua esteriorità, come massa informe e inanimata, regolata solo da rapporti quantitativi.

b) La Fisica, che è la Natura per sé, considera le proprietà dei corpi sotto l'aspetto qualitativo.

c) L'Organica, che è la Natura in sé e per sé, riunisce la materia, propria della meccanica, e le qualità, proprie della fisica, in organismo vivente nel quale si passa dal mondo naturale a quello spirituale e si ha la prima affermazione della libertà.

Quali sono i tre momenti dello Spirito?

I momenti attraverso i quali sì esprime lo Spirito sono lo Spirito soggettivo (tesi), lo Spirito oggettivo (antitesi) e lo Spirito assoluto (sintesi).

a) Lo Spirito soggettivo è lo spirito individuale, finito e limitato.

b) Lo Spirito oggettivo è Io spirito individuale in relazione altri spiriti individuali, da cui deriva la vita in comune c comporta limitazione della propria libertà.

c) Lo Spirito assoluto è lo spirito infinito e libero (absolutus, sciolto da ogni limite) che riassume in sé ogni realtà concreta In esso soggettivo e oggettivo si riuniscono consapevolmente assumendo la legge universale come propria legge costitutiva e come Principio del proprio operare nella libertà.

"Il concetto dello Spirito ha la sua realtà nello Spirito. Che questa realtà consista nella identità, con quel concetto come sapere dell'Idea soluta, è cosa che implica necessariamente che l'intelligenza libera in sé sia liberata nella sua realtà e portata a quel concetto, per essere la forma degna di esso. Lo Spirito soggettivo e lo Spirito oggettivo debbono essere considerati come la via attraverso la quale si va formando questo aspetto della realtà. Lo Spirito assoluto è identità eternamente in sé ed in sé ritornante e ritornata; è la sostanza una ed universale in quanto spirituale". (Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

 

 

 

Qual è la triade fondamentale dello Spirito soggettivo?La triade fondamentale attraverso la quale lo Spirito soggettivo si attua è Antropologia (tesi), Fenomenologia (antitesi), Psicologia (sintesi).

a) L'Antropologia considera l'individuo costituito di corpo ed anima e capace di conoscere e di sentire.

b) La Fenomenologia considera l'individuo che giunge a riflettere su se stesso divenendo consapevole della propria universalità, in quanto manifestazione della Ragione.

c) La Psicologia considera l'individuo come soggetto che sa e vuole essere libero e che tende ad attuare questa libertà attraverso il Conoscere e l'agire.


Qual è la triade dello Spirito oggettivo?
Lo Spirito oggettivo per conciliare la libertà individuale dei singoli io, si dialettizza in Diritto (tesi), Moralità (antitesi), Eticità, (sintesi).

a) Il Diritto è il complesso delle norme che regolano i rapporti tra gli individui assicurando ad ognuno la libertà entro i limiti in cui tale libertà non violi la libertà degli altri. Queste norme concrete sono imposte e quindi conducono soltanto alla legalità senza implicare l'intima adesione della coscienza.

b) La Moralità implica l'interiorizzazione della legge universale e la subordinazione volontaria della volontà al dovere e quindi, come tale, si presenta in antitesi al Diritto. Ma la Moralità non assegna un fine specifico all'azione e non dice quale sia il dovere degli uomini e che cosa essi debbano fare; in altre parole, essa è priva di contenuto concreto.

c) L'Eticità concilia il Diritto e la Moralità perché promuove l'obbedienza alle leggi dello Stato (concretezza) in modo tale che esse non vengano considerate come un obbligo imposto dall'esterno, ma vengano consapevolmente accettate in quanto corrispondenti all'intima spiritualità (interiorizzazione).

"Il bene, che qui è il fine universale, deve non restare semplicemente nel mio interno, ma anche realizzarsi. La volontà soggettiva, cioè, esige che il suo interno, ossia il suo fine, consegua esistenza interna, che quindi, il bene debba essere compiuto nell'esistenza esterna. La moralità e il momento precedente del diritto sono due astrazioni, la cui verità è solamente l'eticità". (Filosofia del Diritto)

 

 

In quale triade si attua l'Eticità?L'Eticità si concretizza attraverso la triade delle tre fondamentali istituzioni: Famiglia (tesi), Società civile (antitesi), Stato (sintesi).

a) La Famiglia è costituita da vari individui che, oltre ad esse uniti da legami di sangue, cioè istintivi e naturali, sono lega spiritualmente da reciproco amore al di là di ogni forma egoismo.

b) La Società civile è costituita da un insieme di famiglie distinte in classi sociali e in gruppi secondo attività e interessi. Essa, che costituisce la collettività, si presenta in forma antitetica alla Famiglia, che rappresenta invece l'individualità.

c) Lo Stato è la sintesi di Famiglia e Società, perché rappresenta la volontà universale che riassume e dà valore alle singole volontà individuali. Esso è individualità rispetto agli altri Stati ed è collettività rispetto ai cittadini. Lo Stato è l'incarnazione della Ragione e in esso, perciò, i singoli individui attuano la loro vera libertà, identificando i loro fini particolari con lo Spirito universale.

"Lo Stato è lo spirito nel quale ha luogo la prodigiosa unione dell'autonomia della individualità e della sostanzialità, universale. Il diritto dello Stato è, quindi, più alto degli altri gradi: è la libertà nella sua concreta formazione, la quale cede, ancora, soltanto alla suprema assoluta verità dello Spirito universale Lo Stato, in quanto è la realtà della volontà sostanziale è il razionale in sé e per sé. Quest'unità sostanziale è fine a se stessa, assoluto, immoto, nel quale la libertà giunge al suo diritto Supremo, così come questo scopo finale ha il più alto diritto, di fronte ai singoli, il cui dovere supremo è di essere componenti dello Stato". (Filosofia del Diritto)

 

Come concepisce Hegel la Storia?La Storia è lo svolgimento di tutti gli Stati, in ciascuno dei quali si incarna la Ragione. Ognuno di essi lotta contro gli altri per conservare la propria indipendenza: in tal modo la guerra è giustificata come mezzo di civiltà e di progresso. Con la guerra si attua la storia del mondo che è sviluppo e affermazione sempre più larga e completa della Ragione. Ogni conflitto di popoli e di Stati si conclude col trionfo del più forte, con la vittoria di quello che più e meglio incarna la Ragione e che diventa il popolo eletto, il popolo guida. Ma quando la sua energia spirituale è esaurita, esso sparisce dalle scene della storia consegnando la fiaccola del progresso ad un altro popolo più giovane che, nel suo fervore di affermazione, esprime meglio la Ragione. Naturalmente Hegel vede nel popolo germanico il popolo perfetto, destinato ad avere il predominio sugli altri, quale successore ed erede della civiltà orientale, greca e romana. È questo il nazionalismo di Hegel che si ricollega col pangermanesimo di Fichte.

 

"L'unica idea ch'essa porti con sé, è la semplice idea della Ragione, che cioè la Ragione domina il mondo, che dunque anche nella storia universale le cose sono andate razionalmente. Questo convincimento e conoscimento è un presupposto, in riguardo alla storia come tale. Il razionale è ciò che è in sé e per sé, ciò da cui ogni cosa attinge il suo valore. Dà a se stesso forme svariate; in nessuna si presenta più chiaramente come fine, che in quella onde lo spirito esplica e manifesta se stesso nelle molteplici forme che chiamiamo popoli. Si deve portare nello studio della storia la credenza e l'idea che il mondo del volere non è in balia del caso, che nelle vicende dei popoli un fine ultimo è sovrano, che nella storia universale c'è la Ragione - non la ragione di un singolo soggetto, ma la Ragione divina assoluta". (Lezioni di Filosofia della Storia)


Che cos'è “l'astuzia della Ragione”?
È il procedere della Ragione che attua i suoi fini universali. Gli individui, specialmente quelli eccezionali, ed i popoli lottano, contendono fra loro, illudendosi di agire per mire e interessi particolari, ma essi sono strumento della Ragione, e le loro passioni, spesso ambiziose, servono, senza che essi se ne rendano conto, ad attuare fini che trascendono i loro scopi contingenti. Naturalmente, secondo questa concezione, l'autonomia e il valore dell'individuo sono annullati e l'ottimismo generale del sistema mal si concilia con questa netta svalutazione della personalità umana.

 

Qual è la triade dello Spirito assoluto?
Lo Spirito assoluto tende a raggiungere la sua piena autocoscienza nelle forme dell'Arte (tesi), della Religione (antitesi)della Filosofia (sintesi).

a) Nell'Arte lo Spirito Assoluto (infinito) si rende visibile nel finito, rappresentandosi e contemplandosi in una forma particolare e sensibile.

"La forma di questo sapere è, in quanto immediata da una parte, un dirompersi di un'opera di esistenza esterna e comune, nel soggetto che produce l'opera e in quello che la contempla e l'adora; dall'altra essa è l'intuizione concreta e la rappresentazione dello Spirito assoluto in sé come dell'ideale". (Enciclopedia delle Scienze)

b) Nella Religione lo Spirito assoluto si rivela a se stesso mediante la rappresentazione dei suoi attributi. Secondo Hegel la religione assoluta è il Cristianesimo, perché nella Trinità divina si ritrovano i tre momenti dialettici dell'Idea: Idea in sé (Padre), Idea fuori di sé (Figlio), Idea che ritorna in sé (Spirito Santo).

"L'arte bella ha il suo futuro nella Religione vera. Il contenuto limitato dell'idea trapassa in sé e per sé nella universalità, che è identica con la forma infinita; l'intuizione, il sapere immediato, legato alla sensibilità, trapassa nel sapere che si media in sé, in un'esistenza, che è essa stessa il sapere, nella Rivelazione. Nel concetto della vera Religione è riposto essenzialmente che essa sia rivelata, e cioè rivelata da Dio". (Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

c) Nella Filosofia vengono superati i due momenti astratti di Arte e Religione. In questa sintesi lo Spirito assoluto non si contempla nelle forme sensibili, o si rivela a se stesso nelle rappresentazioni ma prende coscienza di sé come Ragione universale e si pensa come Pensiero logico e dialettico, libero da ogni limitazione.

"Questa scienza è come tale l'unità dell'Arte e della Religione. L'Arte, che ha per forma l'intuizione estrinseca e perciò la produzione soggettiva e la disgregazione del contenuto sostanziale in molte forme indipendenti, si raccoglie nella totalità della Religione; e questa, della quale è propria una rappresentazione che procede disgiungendo e mediante ciò che ha disgiunto, non solo viene connessa in un tutto nella Filosofia, ma anche viene in essa unificata in una semplice intuizione spirituale e con ciò elevata al pensiero autocosciente. Questo sapere è perciò il concetto questo concetto è l'Idea che pensa se stessa, la verità che sa, la Logicità nel senso che essa è l'universalità inverata nel contenuto concreto come nella sua realtà". (Enciclopedia delle Scienze filosofiche)


Perché il sistema filosofico di Hegel si chiama “Idealismo Logico” o “panlogismo”?
Il sistema di Hegel si chiama Idealismo logico o panlogismo (da pan = tutto e logos = pensiero) perché è una dottrina secondo la quale tutta la realtà è pensiero, ossia Ragione. Infatti la Ragione dialetticamente si determina e diventa tutti gli esseri finiti manifestandosi come mondo materiale, vegetale, animale e umano: perciò la Ragione è il principio immanente di lutto il reale che, necessariamente, è espressione di essa.

 

Perché, secondo Hegel, la filosofia si Identifica con la storia delta filosofia?
Con la Filosofia (la sintesi dello Spirito assoluto) la Ragione conquista piena coscienza di sé, e quindi della sua storia attuata mediante il suo sviluppo dialettico. Tale processo dialettico, che si è manifestato attraverso i vari sistemi filosofici succedutisi nel tempo, è la storia della filosofia. Perciò la filosofia (il pensarsi cosciente della Ragione) si identifica con la storia della filosofia (lo sviluppo dialettico della Ragione).

 

Come si potrebbe definire l'Idealismo Logico di Hegel?
L'Idealismo di Hegel si potrebbe definire come: a) monismo Immanentistico (una sola realtà, la Ragione, che si fa, diventa le singole cose); b) razionalismo universale (tutto il reale è manifestazione della Ragione e quindi è razionalità in atto con assoluta esclusione dell'irrazionale); c) spiritualismo (la Ragione è attività pensante, spirituale: di conseguenza, tutte le cose, manifestazioni di tale Ragione, sono spirituali).