18. Idealismo tedesco

Una corrente filosofica tra le più importanti è l'idealismo tedesco che si sviluppa a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo. Tale corrente filosofica è ovviamente distinta dalla dottrina platonica delle idee, l'idealismo tedesco si colloca nel periodo post-kantiano dello sviluppo filosofico e vede come suoi maggiori fondatori e interpreti Fichte, Shelling ed Hegel.

L'idealismo tedesco parte da una critica della concezione del noumeno kantiano. La cosa in sé è posta come limite invalicabile della conoscenza, ciò che l'uomo non potrà mai conoscere direttamente per mezzo dell'esperienza, l'uomo può solo conoscerne l'esistenza, ma non l'esatta forma e l'esatto aspetto. Ma proprio questa conoscenza del noumeno contraddice la sua stessa inconoscibilità: è vero che non possiamo conoscere l'aspetto noumenico delle cose, ma è anche vero che possiamo affermare la sua esistenza (Kant scriveva che tutto ciò che possiamo comprendere per mezzo dell'esperienza è conoscenza, mentre del noumeno noi possiamo solo "sapere", ma non conoscere).

La dottrina idealistica parte quindi da questa contraddizione per affermare che proprio perché può essere pensata, la cosa in sé non può rimanere "chiusa in sé", totalmente inconoscibile, ma rientra, una volta pensata, nelle cose conosciute. E' da questa negazione della cosa in sé, quindi, che l'idealismo tedesco può affermare che il pensiero è l'Assoluto, ovvero il pensiero è la stessa realtà.

Facciamo un passo indietro. Una volta considerato che il noumeno non esiste, e quindi non vi è alcuna limitazione, alcun oggetto inconoscibile aldilà della capacità di pensiero, il pensiero diventa esso stesso tutto ciò che esiste. Prendiamo ad esempio la posizione di Cartesio: egli afferma che ciò di cui possiamo essere assolutamente certi è la res cogitans, ovvero il pensiero. Il contenuto del pensiero, le idee, sono per Cartesio le immagini della realtà, sue rappresentazioni, ciò significa che per Cartesio vi è pur sempre una realtà fuori dal pensiero stesso del quale il pensiero è immagine.

Per l'idealismo invece il pensiero è già realtà, il pensiero contiene già la realtà di ogni cosa, perché non vi è alcuna cosa aldilà di esso. Ecco perché il pensiero è l'Assoluto stesso, è la totalità delle cose, ciò aldilà del quale non vi è nient'altro

L'idealismo tedesco si configura così come la forma più completa di immanentismo filosofico: se nulla esiste aldilà del pensiero come cosa a sé (il noumeno, ma anche lo stesso Dio cristiano), allora il pensiero stesso è il Tutto. Non esiste tramite tra pensiero e realtà, il pensiero è la realtà stessa, e il pensiero si configura quindi come identità con il Tutto (che è Dio stesso, l'Assoluto, l'Infinito, l'ogni cosa; il finito dunque non esiste, tutto si risolve nell'Assoluto).

Riassumedo, mentre il pensiero per Kant e per tutti i filosofi pre-idealisti era lo strumento attraverso il quale intepretare una realtà a sé (il pensiero faceva sempre riferimento a un oggetto, così che il pensiero era prodotto del soggetto e l'oggetto cosa a sé), con l'idealismo il pensiero diventa egli stesso lo Strumento, in grado di prodursi e porsi da sé (l'idealismo perviene all'identità del soggetto con l'oggetto; di più, l'idealismo rende l'intera realtà soggetto).

La coscienza, nel suo significato fondamentale, non è un fatto tra gli altri fatti, un oggetto tra gli oggetti, ma è l'unità che comprende ogni fatto, ogni oggetto, ogni evento, e rispetto al quale, dunque, non può esistere alcuna 'cosa in sé. Questo è il carattere trascendentale della coscienza, e nell'affermazione di questo carattere consiste il principio fondamentale dell'idealismo (E. Severino, La filosofia contemporanea)