14. David Hume

Hume e lo studio della natura umana.

L’esigenza di ridisegnare una nuova scena del pensiero, nasceva dalla consapevolezza della fragilità dei sistemi filosofici più accreditati.
Bisogna appuntare la riflessione direttamente sulla natura umana per delineare per la prima volta una “scienza” dell’uomo di carattere concreto e sperimentale.
Il metodo empirico e sperimentale costituisce la nuova via da imboccare per la conoscenza della mente e , più in generale, della natura umana. Hume comincia con l’analisi della percezione di tutto ciò di cui noi abbiamo consapevolezza, ossia delle impressioni e delle idee. La differenza tra esse è soltanto di grado, ossia consiste nel grado diverso di forza e vivacità con cui colpiscono la nostra mente e penetrano nel pensiero ovvero nella coscienza. Le impressioni sono le percezioni che si presentano con maggior forza e violenza. Le idee, invece, sono le immagini illanguidite delle impressioni, sia nel pensare che nel ragionare. Abbiamo percezioni e idee semplici e percezioni e idee complesse. La differenza tra le due consiste nel fatto che, mentre le idee semplici non possono suddividersi o separarsi, quelle complesse possono essere distinte in parti. La mente umana dipende sempre e necessariamente dalle sue impressioni. Scopriamo di possedere due facoltà, la memoria e l’immaginazione. In virtù della memoria possiamo conservare gli oggetti delle impressioni nella forma originaria nella quale si sono presentati. La funzione principale della memoria consiste nel conservare l’ordine e la posizione delle idee semplici. In virtù dell’immaginazione possiamo classificare le nostre idee liberamente nell’ordine che preferiamo. Mediante l’immaginazione ci rendiamo conto che le nostre idee si presentano per lo più organizzate secondo schemi fissi. L’immaginazione non è assolutamente libera ma procede seguendo il principio di associazione. Tra le idee vi è dunque una forza di attrazione la quale si trova ad avere nel mondo mentale, non meno che in quello naturale, degli effetti straordinari, mostrandosi in forme non meno numerose e svariate. Le regole che ritroviamo nel principio di associazione possono ricondursi alle seguenti: la somiglianza, la contiguità spazio temporale, la causalità. Hume ritiene che queste associazioni siano alla base delle idee complesse, queste ultime sono formate dalla composizione di una o più idee. Buona parte del nostro sapere si ottiene attraverso tali associazioni. Il filosofo ritiene che riusciamo ad essere certi solo di alcune associazioni di idee, quelle, ad esempio, che si basano sulla somiglianza,contrarietà, gradi di qualità, proporzione della quantità e del numero: solo queste determino conclusioni certe e incontrovertibili poiché concernono unicamente relazioni tra idee. Tali sono le idee della matematica. Questo tipo di conoscenza è certo perché intuitivo e interamente costruito dalla nostra mente (a priori), attraverso pure relazioni tra idee, senza bisogno di ricorrere all’esperienza. Quando ci imbattiamo in altre relazioni, che suppongono un raffronto con la realtà empirica (relazioni tra dati di fatto) come nel caso delle idee di spazio e di tempo,di causa ed effetto, di sostanza corporea e spirituale, allora possiamo attingere solo una conoscenza probabile. Hume distingue nettamente la conoscenza certa e indiscutibile della matematica dalle altre conoscenze che si dislocano tutte da un grado maggiore a uno minore di probabilità. Il filosofo sostiene che la nostra esistenza è caratterizzata da poche certezze e molte probabilità. Tra le idee complesse è inclusa quella di causa, in virtù della quale colleghiamo un fenomeno ad un altro fenomeno. L’idea di causa non è pura relazione tra le idee ma rimanda all’esperienza. La relazione di causa ed effetto non è altro che la tendenza della nostra immaginazione, coadiuvata nell’abitudine, a proiettare nel futuro ciò che si è presentato con regolarità nel passato. Il nostro sapere scientifico non ci può dire nulla sulle leggi necessarie della natura, ma può soltanto classificare le successioni regolari che abbiamo osservato ripetutamente nel passato. L’uniformità della natura è una nostra costruzione, derivante dall’abitudine che ci spinge a dare ordine alle nostre esperienze. L’idea di causa è una di queste abitudini, ma non l’unica. Un’altra forma di abitudine è la credenza che non è altro se non un’idea o opinione, ma dotata di tanta forza e vivacità da portarci a darle il nostro assenso. La differenza tra la credenza e una semplice idea non consiste nella loro intima natura, ma nel fatto che noi attribuiamo alla credenza maggiore valore di verità rispetto alle idee. Per quanto sia misterioso capirne l’origine, tuttavia dobbiamo ammettere che la credenza è fondamentale per orientarci nella vita, poiché è grazie a essa che noi possiamo essere certi che esistano corpi esterni e che dentro di noi ci sia qualcosa che chiamiamo “sostanza spirituale” o “anima” o “io”. L’io è ciò che do unità e ordine al perenne fluire delle nostre sensazioni. Per Hume noi non possiamo essere certi di niente, eccetto delle verità matematiche, che essendo costituite da noi stessi, sono a priori e sottostanno alla legge del principio di identità e non contraddizione. Tutto il resto cede sotto il regno dell’incertezza, o meglio della probabilità. Hume non è interessato alle questioni di principio, ma al carattere di utilità in vista del quale si agisce. E’ l’utilità sociale che fonda i sentimenti morali. La giustizia deriva dalla necessità di assicurare un’ordinata convivenza civile. La morale si fonda sulla base di un sentimento sociale, il quale tende a promuovere la virtù per assicurare la maggior felicità possibile al maggior numero di persone. Non bisogna passare dal piano dell’essere al piano del dover essere ed è sbagliato far derivare il dover essere dall’essere. Il bene e il male si giudicano sulla base di siffatti criteri e non di pretesi valori assoluti ad eterni.
 

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