13. George Berkeley

Berkeley prende le mosse dall’empirismo lokiano. Locke ha ammesso ancora l’esistenza di una realtà materiale esterna e indipendente dall’uomo. Berkeley intende dimostrare come tutto ciò che esiste sia riconducibile a ciò che percepisce la nostra mente cioè esse est percipi (essere è esser percepito) ossia: l’esistenza delle cose consiste nel loro essere percepite. Non si può pensare né immaginare alcunché di esterno alla mente, perché nel momento stesso in cui lo si immagina esso diventa un’idea della mente. Noi abbiamo esperienza non delle cose esterne, ma di una serie di idee che sono nella nostra mente: l’esistenza delle cose si riconduce al loro essere percepite. Per Berkeley le cose sensibili esistono, ma non indipendentemente dalla mente o dallo spirito (immaterialismo spiritualistico). Le idee non esistono nel mio spirito o nella mia mente dal momento che le mie idee non dipendono dai miei pensieri; ma allora, se non sono io la causa delle idee che percepisco, ci deve essere un’altra mente, una mente universale in cui tutte le idee esistono: tale mente è Dio. Il mondo sensibile, dunque, non esiste se non nella mente di Dio, lo spirito onnipresente che pensa in ogni istante tutte le idee. Dio ha in ogni momento le idee delle cose, di tutte le cose, egli è lo spirito onnipresente, che pensa e percepisce tutti gli esseri. Tutte le cose del mondo continuano ad esistere perché sono osservate da Dio e dunque sono in Dio. Il mondo è reale perché esiste costantemente nella mente di Dio e noi possiamo essere certi della sua esistenza e della sua regolarità e ordine. Il sapere che noi acquistiamo attraverso i sensi è certo perché rispecchia le idee esistenti nella mente di Dio. 

 

 

 

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