7. Gli atomisti. Leucippo e Democrito

7. 1. Leucippo

Scarsi e incerti i suoi dati biografici al punto che alcuni dubitano della sua stessa esistenza. Sarebbe stato maestro di Democrito e in rapporti con Protagora. Gli sono attribuite due opere fra quelle tramandate nel corpus di Democrito: Il grande sistema del mondo e Sulla mente. È indicato come il fondatore del sistema atomistico, successivamente elaborato da Democrito. Non è facile distinguere le sue teorie da quelle di Democrito: Leucippo avrebbe per primo cercato di fornire una soluzione alle antinomie eleatiche tendenti a negare la realtà del sensibile, col riportare proprio al sensibile quei caratteri che gli eleati attribuivano all'essere. L'essere è il pieno, il corpo, il non-essere è il vuoto. Pieno e vuoto sono i principi delle cose; nella loro relazione si spiegano il movimento e la molteplicità. L'essere è un'infinità di corpi indivisibili (atomi) separati dal vuoto, diversi per la grandezza; muovendosi eternamente nel vuoto e incontrandosi danno origine alle cose.

 

 

7. 2. Democrito

La vita e le opere.

Purtroppo le notizie riguardanti la vita di Democrito sono scarse e imprecise. La tradizione lo vuole nato ad Abdera intorno al 460 a.C. e morto, quasi centenario, nel 380 a.C. (forse 360 a.C.).
Egli fu allievo di Leucippo, importante filosofo di Mileto, di cui elaborò le idee fino a costruire una complessa filosofia che toccava svariati campi della scienza e della cultura, tanto da costituire una sorta di enciclopedia del sapere.
Le poche notizie su Democrito ce lo descrivono come un viaggiatore instancabile. Andò infatti sia in Africa settentrionale che in Medio Oriente, dove probabilmente approfondì le sue teorie. Egli era assai poco legato alla polìs (Abdera è la sua città, ma non è attratto da Atene come altri filosofi del suo tempo).
La tradizione ce lo presenta come una personalità libera, attenta alla realtà del mondo e non soltanto ai problemi della Grecia del tempo: un cosmopolita, sotto certi aspetti, aperto ad ogni esperienza ed ad ogni conoscenza.
Democrito incarna bene la figura del filosofo scienziato, acuto osservatore della natura, poco interessato alla politica attiva ed ai suoi conflitti, ma assai attento all’uomo come oggetto di studio sotto il profilo culturale. Democrito è uno dei primi a studiare l’origine del linguaggio e del comportamento sociale degli uomini. La sua opera più importante fu "il piccolo ordinamento dell’universo" seguito da "il grande ordinamento dell’universo", che probabilmente raccoglie alcuni scritti di Leucippo.


La teoria atomistica.

Le difficoltà che l'eleatismo opponeva alla considerazione del moto e della molteplicità sono affrontate da Democrito mediante il chiarimento delle proprietà, intrinseche all'essere, concepito come realtà fisica, e l'affermazione del non-essere, cioè del vuoto. Democrito ritiene che la materia di ciò che è eterno consiste in piccole sostanze infinite di numero; e suppone che queste siano contenute in altro spazio, infinito per grandezza;  chiama lo spazio coi nomi di "vuoto" e di "niente" e di "infinito", mentre dà a ciascuna delle sostanze il nome di "ente" e di "solido" e di "essere". Egli reputa che le sostanze siano così piccole da sfuggire ai nostri sensi; e che esse presentino ogni genere di figure (e forme) e differenze di grandezza.
Da queste sostanze, dunque, che egli considera come elementi, fa derivare e combinarsi per aggregazione i volumi visibili e in generale percettibili. Essi (gli atomi) lottano e si muovono nel vuoto, a causa della loro disuguaglianza e delle altre differenze ricordate, e nel muoversi si incontrano e si legano in un collegamento tale che li obbliga a venire in contatto reciproco e a restare contigui. Ma non si produce così  una qualsiasi natura unica: perché è certamente un'assurdità il pensare che due o più possano mai divenire uno.
Del fatto che le sostanze rimangano in contatto tra di loro per un certo tempo, egli dà la causa ai collegamenti e alle capacità degli atomi: alcuni di questi, infatti, sono irregolari, altri uncinati, altri concavi, altri convessi, ecc...; ed egli reputa dunque che gli atomi si tengano attaccati gli uni agli altri e rimangano in contatto solo fino a quando, col sopraggiungere di qualche azione esterna, una necessità più forte non li scuota violentemente e li disperda in varie direzioni.
Egli attribuisce il nascere ed il suo contrario, il disgregarsi, non soltanto agli animali, ma anche alle piante e ai mondi, insomma a tutti quanti gli oggetti sensibili. Se dunque il nascere è aggregazione di atomi e il dissolversi è disgregazione, anche per Democrito il divenire non è che modificazione di stato.

 

Indivisibilità.

La costituzione atomistica dell'universo è affermata a partire dall'impossibilità di dividere all'infinito la materia: essa, pur essendo divisibile, non può essere divisa all'infinito, pena la sua scomparsa. Occorre quindi che rimanga qualcosa di non ulteriormente divisibile: l'atomo (si badi all'etimologia del termine: a-tomo, che non si "taglia" più).
Se si ammette la divisione del corpo, ciò che si può dividere deve essere in un qualche modo già diviso e quindi deve essere composto di parti in contatto tra loro e tra loro separabili; ma ciò che divide un corpo è una realtà altra del corpo, poiché è impossibile che il corpo divida se stesso: dunque il corpo divisibile è costituito da un'insieme di parti, divise tra di loro da ciò che non è corpo, cioè dal non essere in quanto vuoto. Ma se si ammette il vuoto come condizione necessaria per la divisione e la molteplicità, è assurdo postulare la divisibilità all'infinito dell'essere. Ciò significherebbe che l'essere è divisibile in ciascun suo punto. Ma poiché il corpo può essere diviso in quanto è già in atto diviso dal vuoto, chi ammette la divisione all'infinito dovrà anche convenire che "allora non resterà più nulla e il corpo verrà ad essere dissolto nell'incorporeo" così che "il corpo risulterebbe composto o di punti, i quali sono privi di grandezza, o addirittura di nulla". E' pertanto necessario che ci siano corpi indivisibili o "atomi", se i "pori", cioè il vuoto, "non sono assolutamente ininterrotti".