4. Parmenide e la scuola di Elea

 

 

4. 1. Parmenide

Nasce e vive a Elea (a cavallo tra i secc. VI e V a.C.); scrive una sola opera, un poema Sulla natura. Parmenide ha un grande influsso sul pensiero greco, perché per la prima volta introduce e sviluppa il problema dell'essere. Nel suo poema la filosofia è intesa come rivelazione e ricerca razionale: infatti la protagonista del poema è la dea della Verità, che si svela a Parmenide e mostra l'esistenza di due vie: la via della verità e la via della falsità.

La via della verità ha per principio: "L'essere è e non può non essere, il non essere non è e non può in alcun modo essere"; la via della falsità nega tale principio. Ma solo la via della verità è percorribile: infatti solo ciò che esiste può essere pensato e detto; la via della falsità, invece, si riferisce alla negazione dell'essere, al non essere delle cose, che di per sè non può né essere pensato né essere detto, pur essendo attestato dai sensi. Allora essere e pensare sono la medesima cosa. Per Parmenide l'essere è "ingenerato"(se si generasse dovrebbe derivare dal non essere, che non c'è), e "incorruttibile"(se si corrompesse andrebbe nel non essere, che non c'è); non ha un passato (che implicherebbe non essere più) né un futuro (che implicherebbe il non essere ancora); non è soggetto ad alcun mutamento ed è immobile (in quanto mutamento e movimento implicano alterità e non essere); è indivisibile (perché ogni divisione implica alterità e non essere) e dunque è assolutamente uguale in ogni sua parte ("simile a una massa di ben rotonda sfera"); è perciò finito (per i greci solo ciò che è finito è perfetto, mentre l'infinito viene percepito come imperfezione).

Se la verità coincide con questo essere di assoluta integralità, ne viene di conseguenza che tutte le cose di cui parlano i mortali sono mere apparenze, perché non si riferiscono all'essere in quanto essere ma ammettono il divenire e il mutamento, che implicano il passaggio dall'essere al non essere e viceversa. Di queste realtà, che sono attestate dai sensi, non è possibile avere scienza, ma soltanto opinione, in greco dóxa. Parmenide, nel tentativo di conciliare le caratteristiche dell'essere con la realtà esperita dagli uomini, parla di un'opinione plausibile delle cose, percorribile come terza via, in cui la molteplicità e il divenire, attestati dai sensi, sono ammessi non come puro essere o puro non essere, ma solo come apparenza fenomenica.  (Sapere.it)