T1. Le prime domande della Filosofia

Il principale interesse della filosofia è mettere in questione e comprendere idee assolutamente comuni che tutti noi impieghiamo ogni giorno senza pensarci sopra. Uno storico può chiedere che cosa è accaduto in un certo tempo del passato, ma un filosofo chiederà "Che cos'è il tempo?". Un matematico può studiare le relazioni tra i numeri, ma un filosofo chiederà "Che cos'è il numero?". Un fisico chiederà di che cosa sono fatti gli atomi o che cosa spiega la gravità, ma un filosofo chiederà come possiamo sapere che vi è qualche cosa al di fuori delle nostre menti. Uno psicologo può studiare come i bambini imparano un linguaggio, ma un filosofo chiederà "Che cosa fa in modo che una parola significhi qualche cosa?" Chiunque può chiedersi se è sbagliato entrare in un cinema senza pagare, ma un filosofo chiederà "Che cosa rende un'azione giusta o sbagliata?"

(T. Nagel, Una brevissima introduzione alla filosofia, Milano, Mondadori 1989, pp. 6-7)


 

 

T2. La filosofia: una palestra per l’intelligenza

I filosofi hanno definito la filosofia in motti modi diversi: quello di Thomas Nagel, un filosofo del Novecento, ha il merito di mostrare la natura inquieta di questa disciplina, che si interroga su che cosa si nasconde dietro le nostre parole più usate e i nostri concetti, più comuni. La filosofia nasce da questo “meravigliarsi” di fronte a quello ce l’uomo comune ritiene “ovvio e “naturale”. Ma non ogni domanda è una domanda filosofica.

Ciò su cui da sempre la filosofia indaga sono le domande fondamentali quali, per esempio, che senso ha vivere, quando un'azione è buona, esiste una verità, che cos'è la bellezza... Si tratta di questioni generali, proprie di ogni persona e di ogni tempo, non limitate a una situazione specifica o ad un aspetto particolare. Anche per questo difficilmente le domande della filosofia hanno una risposta definitiva, data una volta per tutte, sulla quale nessun filosofo apre nuovi interrogativi, inaugurando un nuovo campo d’indagine. Anche le religioni spesso affrontano questioni dello stesso tipo: da dove veniamo, dove andiamo, esiste qualche cosa oltre l'apparenza di ciòe che vediamo... In che senso, allora, filosofia e religione sono diverse? La differenza è nel modo di trovare le risposte; la filosofia lo fa utilizzando solo la razionalità, indagando, argomentando, criticando con le sole armi della ragione, senza presupporre nessun atto di fede. La filosofia produce argomenti razionali, si serve di concetti sui quali chiunque può intervenire con osservazioni o anche critiche, purché siano razionali.

Forse è per questo che la filosofia, in Occidente, nasce in Grecia, le colonie toniche del VI secolo a.C., dove per la prima volta si fa consapevolmente filosofia, sono caratterizzate da una libertà particolare. Non esiste una religione organizzata centralisticamente, non vi è una monarchia di tipo orientale, accentrata è totalizzante, si vive anzi un'esperienza di autonomia politica dalla madrepatria e in generale dai tradizionali modelli d governo e, infine, si assiste al passaggio da un'economia agricola a una anche mercantile e manifatturiera, più dinamica e intraprendente. La mancanza di un monopolio del sapere, della scrittura, del potere apre la possibilità di una ricerca intellettuale a cui chiunque può accedere. In questo contesto, per la prima volta in Occidente, sentiamo parlare di “filosofia”: la filosofia, proprio perché non possiede ma cerca la verità, vive del dibattito, dello scontro tra tesi opposte, dell’argomentare razionale e della discussione critica. Nel mito e nella religione la verità è creduta, nella filosofia è discussa. Questa sua caratteristica ha creato non poche difficoltà alla filosofia. Essa non è un sapere certo, cumulativo, progressivo. Al contrario la filosofia vive di questioni che vengono risolte e poi di nuovo riproposte, magari in tempi e modi diversi. Non c'è nulla di definitivo in questa disciplina e ciò sconcerta non poco chi è abituato ad avere dallo studio risposte sicure, risultati definiti a problemi definiti. Non è in questo che la filosofia è formativa. Non nelle risposte, ma nelle domande e nell'analisi critica delle risposte la filosofia è una palestra per l'intelligenza.

Ma perché studiare il modo con cui i vari filosofi hanno elaborato i loro sistemi, se si tratta solo di proposte provvisorie? Ne è consapevole Edmund Husserl (1859-1938) quando scrive; «Ma noi stessi, filosofi del presente, [...] possiamo tornare tranquillamente al lavoro che abbiamo interrotto, ai nostri "problemi filosofici, alla costruzione della nostra propria filosofia? Possiamo seriamente farlo dopo che abbiamo scoperto con certezza che la nostra filosofia, come quella di tutti gli altri filosofi presenti e passati, non avrà che l'effimera esistenza di una giornata nell’ambito della flora filosofica che sempre di nuovo si rinnova e poi torna a sfiorire?» [E. Husserl, La crisi delle scienze europee]. Perché in altri termini, ripercorrere la storia della filosofia?

 

 

 

T3. Che cos’è la filosofia? E perché studiarla?

È inevitabile che, proprio iniziando questo corso di studi, si debbano porre almeno due domande:

Che cos’è la filosofia?
Perché studiare filosofia?


Due domande, a cui è sempre difficile rispondere, ma che sono comunque ineludibili. La difficoltà nasce dal fatto che a quelle domande si può fornire unarisposta esauriente solo a studio inoltrato della disciplina, quando ci si è misuraticon i suoi principali problemi e sono state conosciute alcune fra le principali posi-zioni filosofiche. Solo misurandosi con il mondo vario delle filosofie è possibilerendersi conto che ogni sistema o indirizzo di pensiero esprime una determinataconcezione della  filosofia e solo confrontando concezioni filosofiche diverse èpossibile accertare se – e fino a che punto – la filosofia possa aiutarci nel nostrosforzo di orientarci nel mondo. Eppure non è possibile ignorare quelle domande, cominciare a parlare dei filoso-fi senza aver neppure tentato di rispondervi. Una prima indicazione sul “mondo”della filosofia è necessaria. Forse non si riuscirà a togliere alla filosofia quella carat-teristica, con la quale inizialmente si presenta, di “oggetto misterioso”, ma se nepotranno fornire le coordinate, tracciare un primo, sia pur provvisorio, identikit. L’aspetto problematico della filosofia ci viene incontro immediatamente perchénon è possibile dire in modo univoco e una volta per tutte in che cosa consista edi che cosa si occupi, quale sia il suo oggetto. Se alla domanda “che cos’è la filosofia?” qui di seguito scrivessimo una definizione che recitasse “per filosofia sideve intendere...”, inizieremmo in modo scorretto, fornendo probabilmente o ladefinizione di filosofia, scelta tra quelle in circolazione, in cui noi autori ci rico-nosciamo, o addirittura la “nostra”. Tale approccio sarebbe scorretto perché sisarebbe fornita, spacciandola in qualche modo come  la risposta, solo una dellerisposte possibili. Non si può dare, infatti, della filosofia una definizione univoca,accettata da tutti coloro che a vario titolo si occupano “professionalmente” della disciplina, e la mancanza di una tale definizione dipende soprattutto dalla mancanza di un accordo su quale sia l’oggetto della filosofia. Né può essere di aiuto l’etimologia della parola. Letteralmente “filosofia” significa “amore della sapienza”, dai termini greci philéin (amare) e sophía (sapienza), ma questa etimologia non ci fornisce una definizione relativa al contenuto, aiconfini e alle finalità di questo campo d’indagine. Anzi ci porrebbe altri problemi,come ad esempio: che cosa si intende per “sapienza”, perché si deve cercare eamare la sapienza, ecc. Né maggior risultato danno coloro che asseriscono che vi sono tante definizionidi filosofia quanti sono i sistemi filosofici elaborati nel corso dei secoli. O che perfilosofia si deve intendere ciò che di volta in volta nel corso dei secoli si è definitoper filosofia. In tal senso, solo lo studio dell’intero sviluppo della storia del pensiero potrebbe fornire un quadro della varietà dei significati attribuiti a questa disciplina. Si potrebbe allora dire che i volumi di questo corso intendono dare unarisposta ampia ed esauriente da questo punto di vista. Ma questa impostazione, perquanto formalmente corretta, è insoddisfacente per chi si accinge a studiare la filosofia e ha bisogno di qualcosa di più che un ventaglio di definizioni.

(Tratto da M. De Bartolomeo V. Magni, Filosofia: metodo e strumenti, Atlas).