Che cos'รจ la Filosofia

 

 

T1. Introduzione alla Filosofia

Come definire il termine “filosofia”

1. Filosofia, filo-sofía.
Il termine Filosofia deriva dal greco e significa "amore della sapienza" (da filía, "amore" e sophía, "sapienza"). Se stiamo all'etimo, quindi, il filosofo non è il sapiente, ma colui che, consapevole di non possedere il sapere, lo ricerca. Sotto questo aspetto il filosofo per eccellenza è Socrate, il quale dichiarava continuamente la propria ignoranza; quando la Pizia, sacerdotessa del tempio di Apollo a Delfi, interrogata da Cherofonte su chi fosse l'uomo più sapiente di Atene, fece proprio il nome di Socrate, egli così commentò: "unicamente sapiente è il dio; e questo egli volle significare nel suo oracolo, che poco vale o nulla la sapienza dell'uomo; e dicendo Socrate sapiente, non volle, io credo, riferirsi propriamente a me Socrate, ma solo usare del mio nome come di un esempio, quasi avesse voluto dire così: "O uomini, quegli tra voi è sapientissimo, il quale, come Socrate, abbia riconosciuto che in verità la sua sapienza non ha nessun valore". Proprio per questo la ricerca del sapere deve costituire il massimo impegno per l'uomo: "Vi dico che proprio questo è per l'uomo il bene maggiore, ragionare ogni giorno della virtù e degli altri argomenti sui quali m'avete udito disputare e far ricerche su me stesso e sugli altri, e che una vita che non faccia di cotali ricerche non è degna di essere vissuta" (Platone, Apologia di Socrate).
Nel Simposio Platone paragona il filosofo ad Eros, l'Amore, che non è dio, ma demone, figlio di Povertà (Penía) e di Espediente (Póros); egli non possiede la bellezza, ma la desidera, e per questo "Amore è filosofo, e in quanto tale sta in mezzo tra il sapiente e l'ignorante. Anche di questo la causa è nella sua nascita: è di padre sapiente ed ingegnoso, ma la madre è incolta e sprovveduta" (Simposio, 204b).
La ricerca filosofica, secondo il modello socratico, è un dialogo continuo tra uomini, un interrogare e un rispondere, in cui la risposta pone sempre una nuova domanda; probabilmente la Filosofia nasce come dialettica (da dialéghestai, discutere) e ha come scopo l'elevazione dell'uomo mediante il raggiungimento del sapere più alto. Fa eco a Socrate un filosofo contemporaneo, Gadamer: "L'arte del domandare è l'arte stessa [...] del pensare". Solo nel dialogo si può tentare di raggiungere la verità; solo nel linguaggio, attraverso un'integrazione fra tradizione e presente attuale, matura la comprensione e l'interpretazione.
Detto questo, il discorso è appena iniziato, è tracciato solamente il quadro, entro il quale si possono collocare i vari significati che la Filosofia è venuta assumendo nel tempo. Volendo approfondire, per verificare, ad esempio, se è possibile delimitare il "campo" degli interessi filosofici e quindi definire la specificità della Filosofia rispetto alle altre forme di sapere, non resterebbe che l'imbarazzo della scelta, perché le definizioni di Filosofia sono innumerevoli, per il semplice fatto che ogni filosofo ha un suo modo di intendere la Filosofia, i suoi scopi, il suo modo di procedere.
Una cosa è certa, la Filosofia è un tipo di sapere che appartiene alla cultura di matrice europea. Questo non significa che spunti filosofici non siano presenti in altre culture, ma essi non hanno mai assunto il rilievo e il valore di sapere autonomo, in quanto sono stati e continuano ad essere parte integrante di dottrine religiose. La Filosofia è potuta nascere in Grecia anche perché nelle città greche il potere sacerdotale era limitato e non disponeva di libri sacri, cioè di un sapere per definizione intoccabile. Si è potuto così sviluppare, nelle città in cui le istituzioni politiche hanno consentito lo scambio delle idee, un pensiero libero e disinteressato, libero perché poco condizionato dalla tradizione mitica, trasmessa prevalentemente attraverso i poeti, disinteressato perché fondato unicamente sulla forza della ragione e non avente come scopo la ricerca della salvezza.

 

2. La filosofia e il sistema generale delle scienze.
Fin dalla sua nascita comunque la Filosofia ha preteso di svolgere un ruolo dominante all'interno del sapere, ruolo che talora, come in Hegel, si è tradotto in una umiliazione delle scienze. Per Platone (427-347 a.C.) la Filosofia è conoscenza al massimo livello, superiore a tutte le scienze, perché mentre queste ultime "si servono di ipotesi che non discutono affatto, non sapendone render ragione", la prima "è capace di elevarsi, togliendo di mezzo le ipotesi, fino allo stesso principio, per trovarvi la necessità delle proprie conclusioni, ed esso solo quell'occhio dell'anima, che è veramente impantanato in una barbara melma, a poco a poco lo trascina fuori ed in alto lo eleva..." (Repubblica 533c-d). In Platone ricorre continuamente la metafora dell'elevazione, dell'ascesa, della salita: fare Filosofia significa inoltrarsi nelle regioni pure dell'essere, perché solo chi conosce le ragioni ultime delle cose, che per il filosofo ateniese stanno nel "mondo delle idee", e la loro dipendenza dal Bene, trova il senso delle altre scienze ed è in grado di organizzarle in un sapere unitario. "Ogni scienza e tecnica ha le sue premesse e si fonda su proprie ipotesi; solo che tutte, oltre i propri campi, debbono trovare la condizione prima che le accomuna e dialetticamente le distingue dando a ciascuna il suo significato e la sua verità. Solo così ciascuna scienza, trovando un fondamento comune, non resta entro l'ambito del proprio universo, non resta esclusiva, sganciata dall'altra, e, dunque, non resta "privata", ossia opinione, ma trova nel Bene la sua ragion d'essere prima e la propria "verità"" (F. Adorno).

Per quanto riguarda l'altro grande nome della Filosofia antica, Aristotele (384-322 a.C.), egli non pensa, come Platone, che il sapere abbia una struttura piramidale e gerarchica, con la Filosofia al vertice; riconosce pari dignità a tutte le scienze, per il fatto che tutte si occupano da punti di vista diversi della stessa realtà. Però, nel momento in cui assegna alla "filosofia prima" (quella che solo più tardi verrà definita metafisica) il compito di studiare l'"essere in quanto essere" o l'"essere in quanto tale" e i "principi primi ed immutabili", torna a riconoscere un primato alla Filosofia, alla quale del resto compete (e a chi altrimenti?) la funzione di distinguere e di ordinare tutte le scienze in una sorta di "enciclopedia" del sapere. Se per un verso quindi la Filosofia si incarica di analizzare le strutture fondamentali dell'essere, per un altro identifica se stessa con il sistema generale delle scienze.

Questa ambizione è stata coltivata a lungo. Fatta parziale eccezione per il pensiero cristiano, per lungo tempo è sembrato che nessuna scienza fosse fornita di legittimazione, se la Filosofia non ne aveva in qualche modo giustificato i fondamenti. (Voce “Filosofia”, dal Dizionario di Filosofia a cura di Paolo Rossi, La Nuova Italia Editrice.)

 

Che cos’è la filosofia? La proposta di Aristotele

Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli altri astri, o i problemi riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicché, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando già c'era pressoché tutto ciò che necessitava alla vita ed anche all'agiatezza ed al benessere, allora si incominciò a ricercare questa forma di conoscenza. E' evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se stessa. (Aristotele, Metafisica I,2,982b)
 

Che cos’è la Filosofia? La proposta di Thomas Nagel

Che cos’è la filosofia? Il principale interesse della filosofia è mettere in questione e comprendere idee assolutamente comuni che tutti noi impieghiamo ogni giorno senza pensarci sopra. Uno storico può chiedere che cosa è accaduto in un certo tempo del passato, ma un filosofo chiederà "Che cos'è il tempo?". Un matematico può studiare le relazioni tra i numeri, ma un filosofo chiederà "Che cos'è il numero?". Un fisico chiederà di che cosa sono fatti gli atomi o che cosa spiega la gravità, ma un filosofo chiederà come possiamo sapere che vi è qualche cosa al di fuori delle nostre menti. Uno psicologo può studiare come i bambini imparano un linguaggio, ma un filosofo chiederà "Che cosa fa in modo che una parola significhi qualche cosa?". Chiunque può chiedersi se è sbagliato entrare in un cinema senza pagare, ma un filosofo chiederà "Che cosa rende un'azione giusta o sbagliata?" (T. Nagel, Una brevissima introduzione alla filosofia, Milano, Mondadori 1989, pp. 6-7).

 

Che cos’è la filosofia? La proposta di Deleuze e Guattari

Il filosofo è l'amico del concetto, è in potenza di concetto. Ciò vuol dire che la filosofia non è una semplice arte di formare, inventare o fabbricare concetti, perché i concetti non sono necessariamente delle forme, dei ritrovati o dei prodotti. La filosofia, più rigorosamente, è la disciplina che consiste nel creare concetti. […] Creare concetti sempre nuovi è l'oggetto della filosofia. E' proprio perché il concetto deve essere creato, che esso rinvia al filosofo come a colui che lo possiede in potenza o che ne ha la potenza e la competenza. […] I concetti non sono già fatti, non stanno ad aspettarci come fossero corpi celesti. Non c'è un cielo per i concetti; devono essere inventati, fabbricati o piuttosto creati e non sarebbero nulla senza la firma di coloro che li creano. [...] Non è riflessione perché nessuno ha bisogno della filosofia per riflettere su una cosa qualsiasi: si crede di concedere molto alla filosofia facendone l'arte della riflessione, ma al contrario le si sottrae tutto, perché né i matematici hanno mai atteso i filosofi per riflettere sulla matematica, né gli artisti sulla pittura o sulla musica; dire che quando ciò accade essi diventano filosofi è uno scherzo di cattivo gusto, tanto la loro riflessione appartiene alle rispettive creazioni. [...] La contemplazione, la riflessione, la comunicazione non sono discipline, ma macchine per formare degli universali in tutte le discipline. [...] Quando è il caso e il momento di creare dei concetti, l'operazione che ne consegue si chiamerà sempre filosofia, anche se le si desse un altro nome. [...] La filosofia consiste sempre nell'inventare concetti. Non mi preoccuperei affatto del superamento della metafisica o della morte della filosofia. La filosofia ha una funzione che rimane pienamente attuale, creare concetti. Nient'altro può far questo al suo posto. Certo la filosofia ha sempre i suoi rivali, dai 'rivali' di Platone fino al buffone di Zarathustra. Oggi sono l'informatica, la comunicazione, la promozione commerciale ad essersi appropriate dei termini 'concetto' e 'creativo' e sono questi 'campioni del concetto' a presentarsi come una razza spavalda che esprime l'atto di vendere come il supremo pensiero capitalista, il cogito della merce. La filosofia si sente piccola e sola danti a così grandi potenze, ma, se proprio deve morire, che almeno muoia dal ridere. [...] E' per questo che il filosofo non è molto incline a discutere. Qualunque filosofo fugge quando sente la frase: adesso parliamo un poco. Le discussioni vanno bene per le tavole rotonde, ma è su un'altra tavola che la filosofia getta i suoi dadi cifrati. […] La filosofia ha orrore delle discussioni, ha sempre altro da fare. Non sopporta il dibattito, ma non perché sia troppo sicura di sé: al contrario, sono le sue incertezze che la spingono verso altre e più solitarie vie. Eppure Socrate non faceva della filosofia una libera discussione fra amici? La conversazione degli uomini liberi non è forse il culmine della socievolezza greca? In realtà Socrate non ha mai smesso di rendere impossibile qualunque discussione, sia con il rigido scambio di domande e risposte, sia con il lungo rivaleggiare dei discorsi. Ha trasformato l'amico in amico del solo concetto, e il concetto nel monologo spietato che elimina uno dopo l'altro i rivali. [...] Di fatto, o la filosofia ignora tutto del concetto oppure lo conosce a pieno titolo e di prima mano, al punto da non lasciarne nulla alla scienza, che non ne ha d'altronde alcun bisogno e che si occupa solo degli stati delle cose e delle loro condizioni. Le proposizioni o funzioni bastano alla scienza, mentre la filosofia non ha bisogno, dal canto suo, di invocare un vissuto che potrebbe dare solo una vita fantomatica ed estrinseca a concetti secondari di per sé esangui. [...] Ma l'arte, la scienza, la filosofia esigono di più: esse costituiscono dei piani sul caos. Queste tre discipline non sono come le religioni che invocano delle dinastie di dèi o l'epifania di un solo dio per dipingere sull'ombrello un firmamento, come le figure di una Urdoxa da cui deriverebbero le nostre opinioni. La filosofia, la scienza e l'arte vogliono che noi strappiamo il firmamento e ci addentiamo nel caos. [...] Se le tre età del concetto sono l'enciclopedia, la pedagogia e la formazione professionale commerciale, solo la seconda può impedirci di cadere dalle vette della prima nel disastro assoluto della terza, disastro assoluto per il pensiero, qualsiasi siano, beninteso, i benefici sociali dal punto di vista del capitalismo universale
 

Che cos’è la filosofia? La proposta di Bertrand Russell

Superficialmente, direi che la scienza è quel che sappiamo e la filosofia è quel che non sappiamo. È una definizione semplice e per questa ragione le domande si trasferiscono dalla filosofia alla scienza, man mano che il sapere progredisce.
 

Che cos’è la filosofia? La proposta di Ludwig Wittgenstein

La gente, osservava, dice sempre che la filosofia non fa progressi e che gli stessi problemi filosofici che già impegnavano i greci continuano ad occuparci anche oggi. Ma chi parla in questo modo non comprende perché le cose stiano così. Il motivo è che il nostro linguaggio è rimasto lo stesso e ci porta sempre verso gli stessi quesiti. Fin tanto che esisterà un verbo "essere" che pare funzionare come i verbi "mangiare" e "bere", fin tanto che vi saranno aggettivi come "identico", "vero", "falso", "possibile", fin tanto che gli uomini parleranno di uno scorrere del tempo e dell’estensione dello spazio ecc.; fin tanto che si verificherà tutto ciò, gli uomini andranno a urtare contro le stesse noiose difficoltà e continueranno a guardare fisso qualcosa che nessuna spiegazione sembra in grado di eliminare.

La differenza tra filosofia e religione: in che senso filosofia e religione sono diverse?

I filosofi hanno definito la filosofia in molti modi diversi: quello che hai letto sopra (di Thomas Nagel, un filosofo del ‘900) ha il merito di mostrare la natura inquieta di questa disciplina, che si interroga su che cosa si nasconde dietro le nostre parole più usate e i nostri concetti più comuni. La filosofia nasce da questo "meravigliarsi" («Gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per filosofare, poiché dapprincipio essi si stupivano dei fenomeni che erano a portata di mano e di cui essi non sapevano rendersi conto, e in un secondo momento, a poco a poco, procedendo in questo stesso modo, si trovarono di fronte a maggiori difficoltà, quali le affezioni della luna e del sole e delle stelle e l'origine dell'universo», Aristotele, Metafisica, I, 2, 982b), soprattutto di fronte all'ovvio. Ma non ogni domanda è una domanda filosofica. Ciò su cui da sempre la filosofia indaga sono le domande fondamentali quali, per esempio, che senso ha vivere, quando un'azione è buona, esiste una verità, che cos'è la bellezza... Si tratta di questioni generali, proprie di ogni persona e di ogni tempo, non limitate a una situazione specifica o ad un aspetto particolare. Ma anche le religioni spesso affrontano questioni dello stesso tipo: da dove veniamo, dove andiamo, esiste qualche cosa oltre l'apparenza di ciò che vediamo... In che senso, allora, filosofia e religione sono diverse? La differenza è nel modo di trovare le risposte: la filosofia lo fa utilizzando solo la razionalità, indagando, argomentando, criticando con le sole armi della ragione, senza presupporre nessun atto di fede.
 

Come si affronta la filosofia?

Ciò in cui propriamente consiste l'indagine filosofica è porre problemi generali per poi affrontarli razionalmente. Questo fa della filosofia una disciplina specifica, dalla natura ibrida, ma inimitabile. Essa è simile alla religione e alla letteratura per i problemi che pone, ma è anche simile alle scienze per il modo razionale in cui li affronta. Tuttavia in questa somiglianza è diversa da entrambe. Pone questioni di valore, si interroga sul senso ultimo delle cose, ma lo fa razionalmente, ponendo domande e tentando risposte con il solo ausilio della ragione. La filosofia tenta di dare risposte a questioni generali mantenendosi sul terreno della sola ragione. Nella tradizione scolastica italiana la filosofia si insegna storicamente. Non è l'unico modo di farlo e forse non è nemmeno il migliore, ma certo ha dei pregi. Lo sviluppo storico ci consegna problemi vecchi e nuovi e modi nuovi e vecchi di affrontarli. Nel far questo ci insegna anche i concetti, le strategie, i valori elaborati nel passato e, in qualche caso, filtrati fino a noi. Ha quindi un senso ripensare alla filosofia come a una storia - lo faremo anche noi - ma non si deve credere che conoscere la storia della filosofia equivalga a conoscere la filosofia. Tutti noi abbiamo una filosofia ma non tutti siamo filosofi. Tutti noi abbiamo una certa idea del mondo, dell'uomo, della storia, di Dio... ma non tutti sappiamo spiegare perché accettiamo quel valore e non un altro, perché abbiamo quella speranza e non un'altra. Il filosofo è colui che sa argomentare le sue tesi, cioè che sa giustificare razionalmente ciò che pensa, e che sa costruire un coerente sistema di idee, rendendosi disponibile a discuterlo ed eventualmente a modificarlo. Quando passiamo dall'avere idee generali al saperle collocare storicamente, argomentare, criticare e confrontare razionalmente, allora, e solo allora, cominciamo a fare filosofia.