"Quid est quod est?" è un sito di argomenti filosofici indirizzato agli studenti delle Scuole superiori. Offre una serie di documenti e letture antologiche - corredati da esercizi - che costituisce il cuore mobile dell'omonimo eserciziario e del manuale cartaceo "In dialogo con la Filosofia", edito da Lulu.inc

Novità: dall'a.s. 20012-13, per gli studenti che utilizzano l'Eserciziario "Quid Est?", c'è anche Nuncius!


Luigi Gandini & L'Ordine dei Sentieri - con la collaborazione di Alessandro Benigni

Introduzione alla Filosofia

T1. Che cos'è la Filosofia

Noi intendiamo la Filosofia come "scienza dell'argomentazione". In realtà ci sono molti modi per intendere il significato del termine “filosofia”. La filosofia è senz'altro quella disciplina che studia i concetti e l’argomentazione (ovvero il modo con cui i concetti vengono enunciati), ma sulla filosofia, sui suoi scopi e sui suoi ambiti possibili d'intervento ci sono - tra i filosofi - concezioni molto diverse. Da un punto di vista storico la parola filosofia significa etimologicamente “amore di sapienza”, cioè desiderio di conoscere e spiegare la realtà dell'universo e il senso della vita umana. L'uomo, appena si accorge consapevolmente di vivere, osserva il mondo che lo circonda riflettendo su di esso e sul significato delle sue esperienze: nota i fenomeni che si succedono, prova sentimenti e impulsi contrastanti, sente di avere il potere di ricordare avvenimenti ed esperienze passate e di riflettere su quei fatti arrivando a conclusioni che potranno essergli utili in seguito, si trova spaesato di fronte al maestoso divenire del mondo naturale. Consapevole che questa terra è il luogo in cui deve condurre la sua esistenza, dopo un primo senso di stupore e meraviglia (se non "terrore" - come indica Emanuele Severino traducendo il termine aristotelico "thauma"), l'uomo greco cerca di osservare la natura per penetrarne i segreti e regolarsi adeguatamente nella condotta della propria vita. Comportarsi in questo modo significa già in qualche modo essere filosofo e perciò ogni uomo, pur non sapendolo, è almeno parzialmente “filosofo”. Naturalmente gli uomini non sono tutti “filosofi” allo stesso grado: alcuni - i più - lo sono inconsciamente e non di continuo; altri - pochi pensatori che possiedono capacità di indagine, argomentazione e acutezza di mente “particolari” e che possono quindi dirsi propriamente filosofi - lo sono consapevolmente perché di proposito si prefiggono di risolvere problemi di varia natura e propongono le proprie domande e le proprie soluzioni (tramite logiche argomentazioni) anche agli altri uomini, in modo che esse abbiano un valore universale, oltre che personale. In altre parole, gli uomini comuni si lasciano prendere dal vortice della vita e decidono le proprie questioni in modo pratico, senza rendersene conto, e solo di quando in quando, e di sfuggita, si soffermano a considerare i fatti, ad esaminarli attentamente, domandandosi la causa del loro verificarsi; i filosofi invece non si lasciano travolgere dagli eventi, ma con animo sereno e con occhio penetrante cercano di chiarirli, di approfondirli per darne una spiegazione valida per sé e per tutti. Naturalmente ciascuno può pensare di essere un filosofo (o, perché no, un grande poeta o un bravo matematico), ma in realtà, almeno per quanto ci riguarda, si diventa filosofi solo quando si è ritenuti tali dalla comunità scientifica, così come del resto avviene per tutte le altre discipline: solo che è in grado di formulare nuovi concetti strutturati in argomentazioni che resistono alla critica della ragione può a buon diritto dirsi “filosofo”. (L. Gandini)

Tutte le prospettive filosofiche del pensiero occidentale, pur oscillando fra una pretesa massimalistica di rappresentare un sapere assoluto e il minimalismo di essere una pura ricerca sui metodi del sapere, presentano l’esigenza comune e ineludibile della questione del senso (sia della vita, sia dell’esistente) e di una possibile costituzione di una comprensione unitaria del mondo. Questa indicazione fondamentale è già presente in Platone, che parla della filosofia non come di una forma di sapienza posseduta e certa, ma come amore della sapienza, nella prospettiva di una tensione e di una ricerca continua della verità. (De Agostini)

 

 

T2. La specificità  della filosofia rispetto ad altre forme di sapere

Il termine proviene dal greco e va tradotto alla lettera come “amore della sapienza” (philêin: amare, e sophía: sapienza). Nel Convito, Platone parlando del mito di Eros, dio dell’amore figlio di Penia (povertà) e di Poros (ricchezza), lo definisce “filosofo, amante di sapienza per tutta la vita”. Infatti  la  ricerca  della  sapienza,  come  ogni  amore,  non  potrebbe mai nascere né da un’assoluta pienezza, né da un’assoluta mancanza: il sapiente non cerca ciò che già sa e l’ignorante non sa di dover cercare quel che non conosce. Platone riesce, con questa immagine, a mettere ben in evidenza il senso di tensione alla verità e di ricerca, sempre inquieta e inappagata, che caratterizza il discorso filosofico fin dalle sue origini. In senso generale la filosofia può essere intesa come lo studio del tutto, cioè di tutte le cose, di tutto ciò che è, a livello sia reale sia ideale. Di tutte le cose vuole indagare l’origine, la natura e il fine, a differenza delle scienze particolari, che studiano settori specifici e circoscritti della realtà con obiettivi pratico-conoscitivi. A livello metodologico la ricerca filosofica si caratterizza per l’uso di procedimenti razionali e rigorosi, fondati su evidenze logico-concettuali, a differenza  delle  scienze  della  natura,  logico-matematiche e quelle dell’uomo, che utilizzano in modo privilegiato, oltre a questi metodi, anche l’esperimento per verificare o confutare ipotesi. Inoltre il sapere o la verità (dimostrata razionalmente, e non fondata su credenze o tradizioni non vagliate criticamente) a cui tende la filosofia deve avere un senso per l’uomo e per la sua vita.